Il voto è un atto di resistenza

ASSOCIAZIONE PER IL RINNOVAMENTO DELLA SINISTRA
Provincia di Pistoia – ONLUS

Il voto è un atto di resistenza

Lettera aperta sulle elezioni del 13 giugno

Le difficoltà elettorali dell’Ulivo sono l’epilogo di una grave involuzione del Centro-sinistra, che si è manifestata soprattutto a partire dalla caduta del Governo Prodi e dalla rottura della maggioranza parlamentare che lo sosteneva.

Proprio perché consapevole di tali difficoltà, l’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra, intende mobilitarsi e chiamare alla partecipazione intorno alla battaglia politica attraverso la quale – con il voto del 13 maggio – si deciderà il futuro della vita democratica nel nostro paese.

Infatti, per quanto possa essere negativo il giudizio su talune pratiche politiche ed azioni di governo compiute dal centro-sinistra, come la compartecipazione dell’Italia all’aggressione compiuta dalla NATO contro la Jugoslavia, o il tentativo – attraverso l’esperienza della Bicamerale – di immutare i caratteri profondi della Costituzione italiana e di introdurre una forma assurda di Presidenzialismo, oggi l’oggetto dello scontro del 13 maggio non è il giudizio sull’operato del Governo in carica, né sulla maggioranza che lo sostiene, né sui programmi che il suo candidato premier propone agli elettori.

La reale posta dello scontro elettorale è se vi debba o non vi debba essere l’avvento al potere di una destra che in Italia si presenta autoritaria, populista, farneticante; nella quale confluiscono, in una miscela esplosiva, gli spiriti animali del capitalismo e i fantasmi del razzismo e della xenofobia, combinati con i peggiori rigurgiti del clerico-fascismo.

Non si tratta di scegliere fra il liberismo “soffice” del centro sinistra ed il liberismo populista del centro destra, non è in gioco una mera alternanza fra due formule politiche non troppo dissimili, come ritengono sconsideratamente coloro che, per disincanto o disillusione, si tirano fuori dallo scontro, inseguendo alternative inesistenti o rifugiandosi nell’astensionismo.

La scelta del 13 maggio non è una mera scelta politica, che può essere revocata o modificata alle scadenze successive. Si tratta, piuttosto di una scelta destinata ad incidere lungamente e profondamente sui beni pubblici e l’organizzazione della democrazia nel nostro paese. Pertanto, più che il 18 aprile 1948, essa richiama il 2 giugno 1946, vale a dire la scelta istituzionale fra Monarchia e Repubblica.

Essa si annunzia, infatti, come una scelta istituzionale, in quanto l’avvento di questa destra al potere comporterebbe un sovvertimento dei caratteri profondi della democrazia, che travolgerebbe insieme l’unità nazionale ed il patto di convivenza civile che i costituenti hanno consegnato alle generazioni future attraverso la carta costituzionale.

Questa destra infatti si propone apertamente come suo primo obiettivo di “ridisegnare l’architettura istituzionale dello Stato”, cioè di rompere il modello costituzionale (antitotalitario) di distribuzione e diffusione del potere, concentrando i poteri di governo e di indirizzo politico nelle mani di un nuovo “Principe”, un Presidente politicamente irresponsabile, riducendo l’indipendenza dell’autorità giudiziaria e consegnando al mercato i beni pubblici della sanità e dell’istruzione, attraverso la devoluzione alle Regioni, alle quali verrebbero assegnate anche le funzioni di ordine pubblico, malgrado le sinistre assonanze con il modello jugoslavo.

In questo contesto politico, la scelta del 13 maggio è una scelta obiettivamente drammatica.

L’esperienza storica dimostra che la democrazia è un bene fragile, mai perfetto, mai completamente acquisito, esposto ai venti di tempesta e non è per caso che in Italia è stato inventato ed è nato il fascismo. Ed un nuovo fascismo è quello che si delinea all’orizzonte attraverso la costruzione di un inusitato culto della personalità del padre-padrone del centrodestra.

A questo punto non si tratta di “turarsi il naso” per andare a votare. Andare a votare è un atto di dignità politica, è un atto di resistenza che ci consente di salvaguardare, attraverso il voto allo schieramento politico alternativo alla destra, il bene politico più essenziale: la democrazia.

Pistoia, 2 maggio 2001

Domenico Gallo, Luigi Zadi, Amerigo Magi (Associazione per il Rinnovamento della Sinistra)

Domenico Gallo

Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 è in servizio presso la Corte di Cassazione, attualmente ricopre le funzioni di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019)

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