Il ritorno di Don Rodrigo

Giovanni, 30 anni, grafico pubblicitario di Gallarate, è fidanzato da due anni con Irina, una sua coetanea, dagli occhi azzurri e capelli biondi. I due ragazzi hanno cominciato a convivere ed hanno già fissato la data del matrimonio per il mese di maggio del 2010. Irina è una ragazza ucraina, emigrata otto anni fa in Italia in cerca di lavoro. Dopo l’ultima sanatoria ha ottenuto un regolare permesso di soggiorno ed è stata assunta da un Supermercato. Purtroppo sei mesi fa il Supermercato è fallito. Irina ha perso il lavoro, proprio quando gli è scaduto il permesso di soggiorno, e non ha potuto ottenerne il rinnovo.

Mario ha 40 anni. E’ un impiegato bancario di Pesaro. Dopo una serie di insuccessi sentimentali, ha trovato il grande amore della sua vita. Si è fidanzato con Josephine, una donna di Capoverde che ha conosciuto, come sua insegnante, ad un corso di merengue. Josephine è venuta in Italia con un visto turistico poi è stata regolarizzata come badante da una famiglia italiana. Quando la famiglia non ha avuto più bisogno di lei si è dedicata al ballo per il quale ha una passione innata ed ha cominciato ad organizzare corsi di danza. Dopo la seconda scadenza non è riuscita ad ottenere il rinnovo del suo permesso di soggiorno.

Ernesto è un pensionato, ha 65 anni e vive a Napoli. Da quando sua moglie è deceduta per un tumore al seno è rimasto solo è si è molto intristito perché la coppia non aveva figli. La sua vita è cambiata da quando ha conosciuto Natascia, una donna Moldava di 50 anni, divorziata, che da diversi anni vive in Italia, lavorando al nero per accudire gli anziani. Ernesto e Natascia hanno deciso di contrarre matrimonio ed hanno già fissato la data delle nozze.

Tuttavia queste tre coppie, come migliaia di altre coppie in Italia, hanno fatto i conti senza l’oste: non hanno preveduto il ritorno di Don Rodrigo.

“Questo matrimonio non s’ha da fare!” esclamò il principe conte, don Rodrigo, riferendosi al matrimonio fra Renzo e Lucia. Non c’è dubbio che “i promessi sposi” sono entrati nel DNA del popolo italiano, come il coro del Nabucco o l’inno di Mameli. Dopo Alessandro Manzoni, il prototipo dell’ingiustizia più ingiusta e dell’esercizio più arbitrario del potere è rappresentato proprio dalla rottura di quel legame di coppia, che la religione consacra attraverso il matrimonio.

Quando, da ragazzi, studiavamo i Promessi Sposi tutto avremmo potuto immaginare tranne il ritorno di Don Rodrigo. Eppure è proprio quello che è successo con l’entrata in vigore della legge sulla sicurezza che il Presidente Napolitano ha promulgato, il 16 luglio, obtorto collo.

Don Rodrigo si è reincarnato ed ha assunto le sembianze umane del Ministro dell’Interno Maroni. A differenza di don Rodrigo, però, Maroni è molto più potente del suo predecessore. Se don Rodrigo voleva interdire un solo matrimonio, Maroni ne vuole interdire 10, 100, 1.000, come succederà non appena andrà in vigore la nuova legge sulla “sicurezza”. Don Rodrigo aveva le sue ragioni per interdire il matrimonio: si era invaghito di Lucia. Ma quali sono le ragioni di Maroni? E’ difficile che Maroni si sia invaghito di tutte le badanti, le colf, le ballerine e le donne delle pulizie che meditano di contrarre matrimonio in Italia. Ci deve essere un altro motivo. Ce lo dice lo stesso Maroni. In una nota del Viminale è scritto che la legge mira a impedire i matrimoni di comodo. Un intento decisamente encomiabile, ma perché Maroni non ha fatto nulla per impedire il matrimonio fra Briatore e la Gregoracci?

Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 è in servizio presso la Corte di Cassazione, attualmente ricopre le funzioni di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019)