Ci aspettano tempi difficili. L’attacco proditorio di Israele e Stati Uniti a una potenza regionale come l’Iran apre uno scenario infernale di morte, di distruzione ambientale, di paralisi economica, dal quale non si intravedono vie d’uscita. Quello che viene in evidenza non è soltanto il carattere criminale dell’apparato di potere che governa l’Occidente, ma soprattutto l’irresponsabilità di un potere politico che ha attizzato un incendio spaventoso senza sapere come spegnerlo. La mancanza di una exit strategy rende imprevedibile la durata e gli esiti di questo conflitto.
Sono prevedibili, però, le conseguenze immediate: l’interruzione di ogni rifornimento energetico dalla regione del Golfo, dalla quale proviene una fetta rilevante dell’energia che alimenta l’economia mondiale, ha già fatto schizzare alle stelle il prezzo del petrolio e del gas. Ciò comporterà un aumento insostenibile del costo della vita, una riduzione della base produttiva e una crescita della disoccupazione. È inevitabile un crescente malessere sociale che si incontrerà con la protesta contro l’uso delle basi militari americane. In questo contesto, le norme varate con i decreti Sicurezza, lasciano intravedere una politica dell’ordine pubblico fondata sulla repressione del dissenso sociale e sulla criminalizzazione delle sue espressioni pubbliche. Vivremo un periodo turbolento nel quale giocherà un ruolo importante la capacità della magistratura di respingere, o almeno mitigare, le “invasioni di campo” del potere politico nei confronti dei diritti dei cittadini.
Una magistratura italiana, realmente indipendente è un fastidio per i poteri selvaggi che governano l’Occidente. Si pensi alla pratica delle extraordinary rendition. Esemplare il caso di Abu Omar, rapito a Milano il 17 febbraio 2003 da agenti della Cia che, utilizzando le basi della Nato, lo trasferirono in Egitto perché venisse sottoposto a una giusta dose di tortura. Le indagini rigorose effettuate dal pm di Milano Armando Spataro scoperchiarono tutti gli intrighi della Cia e portarono all’incriminazione di 26 agenti americani, fra cui il comandante della base Nato di Aviano. Ne nacque uno scandalo internazionale, non per l’azione criminale compiuta dai servizi segreti, ma per la reazione legalitaria dell’Autorità giudiziaria italiana. Il Wall Street Journal, con un editoriale del 30 novembre 2007, accusò Spataro di essere un pm “canaglia” perché la sua azione rischiava di danneggiare la collaborazione fra i servizi segreti occidentali nella lotta al terrorismo.
Nelle stesse circostanze il New York Times del 6 luglio 2006 spiegò al pubblico americano che questo incidente si era verificato perché in Italia (a differenza degli Usa) il pm è realmente indipendente, osservando che il pubblico ministero è un magistrato come il giudice, appartiene allo stesso ordine giudiziario, gode delle stesse garanzie di indipendenza costituzionale. Oggi è proprio questo modello di indipendenza del potere giudiziario, che i riformatori italiani vogliono cambiare, con l’intento di rimediare allo scandalo del “potere diviso”. Mutatis mutandis, la contestazione che il Wall Street Journal mosse al pm Spataro è la stessa che Giorgia Meloni ha rivolto ai magistrati italiani, accusati di remare contro, sindacando i provvedimenti governativi (illegali) in materia di sicurezza pubblica. Viviamo in un’epoca in cui il potere politico dei principali attori internazionali tende all’onnipotenza e non riconosce più alcun vincolo, né del diritto, né della morale.
La Costituzione italiana rappresenta l’unica garanzia contro i marosi dei poteri selvaggi, e un’autorità giudiziaria realmente indipendente rappresenta l’unico strumento che può tenere in piedi l’argine della Costituzione. Se vogliamo capire la reale posta in gioco con il referendum, è al contesto che dobbiamo guardare. Lo Stato di diritto è minacciato in modo speciale in Italia dove sono al governo forze alleate del trumpismo e allineate ai suoi valori, che – come ha dichiarato la capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi – vogliono “sbarazzarsi della magistratura” (cioè del controllo di legalità). Queste forze adesso cercano di smantellare la Costituzione attaccandola nei suoi snodi fondamentali attraverso il premierato, la riforma del giudiziario e l’Autonomia differenziata. La guerra aggiunge benzina sul fuoco, favorisce la militarizzazione della società e l’accentramento dei poteri, rende precaria la vita e i diritti di tutti.
La Costituzione ha consegnato al popolo italiano la garanzia di un potere giudiziario indipendente a tutela dei diritti dei cittadini e dello Stato democratico. In questi tempi oscuri, l’ultima cosa da fare è indebolire questa garanzia con la cura Nordio, volta ad assicurare la “libertà di azione alla politica”. Un motivo in più per votare No.
(articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 11 marzo 2026 con il titolo: Sono tempi bui, il potere giudiziario è un argine)