Referendum: la lezione delle urne

La vittoria del No nel referendum costituzionale rappresenta un punto di svolta perchè arresta una insidiosa politica di smantellamento dei caratteri originali e profondi della Costituzione italiana.

La vittoria del No nel referendum costituzionale rappresenta un punto di svolta: arresta una politica di smantellamento dei caratteri originali e profondi della Costituzione italiana.

Questa volta il tentativo di manomettere la Costituzione era ancora più pericoloso delle controriforme tentate da Berlusconi nel 2005 e da Renzi nel 2016 perché colpiva il sistema delle garanzie, che i Costituenti avevano voluto robusto per scongiurare il pericolo che nel futuro dell’Italia ci potesse essere un ritorno al passato, cioè verso nuove forme di dittatura della maggioranza.

Se nella Costituzione materiale è stato possibile comprimere il principio della centralità del Parlamento attraverso leggi elettorali truffaldine che hanno modificato la qualità della rappresentanza sino al punto di trasformare le maggioranze parlamentari in tifoserie del governo, realizzando almeno in parte gli obiettivi delle riforme istituzionali fallite, lo stesso risultato non è stato possibile conseguirlo nei confronti del potere giudiziario. Anzi dall’avvento del governo Meloni è diventato ancora più stridente lo scontro fra le politiche di governo e il sistema delle garanzie (non solo magistratura ordinaria, ma anche contabile, Corti internazionali). Di qui l’esigenza prioritaria di manomettere la Costituzione per indebolire le garanzie. Questo progetto è stato respinto grazie a una grande mobilitazione di migliaia di persone di opinioni, culture e fedi politiche diverse che si sono ritrovate insieme come per adempiere a una missione. La missione di tenere aperte le vie del futuro di fronte alla prepotenza dei poteri selvaggi che hanno rimesso sul trono la guerra e la violenza al posto delle Costituzioni e dello Stato di diritto. In Italia, forze politiche che hanno vissuto l’avvento della Costituzione come frutto di una loro sconfitta storica, da tempo stanno cercando di prendersi la rivincita e di intestarsi una nuova Costituzione attraverso la riforma dell’indipendenza del giudiziario, il progetto di Premierato e l’Autonomia differenziata. Queste forze, il 23 marzo, hanno subito una chiara battuta d’arresto. Milioni di persone si sono alzate in piedi e hanno detto No. È stata decisiva la partecipazione dei giovani e la rivolta del Sud. La Costituzione è stata salvata dai giovani, sono gli stessi giovani che hanno detto No al genocidio e alla complicità del governo italiano con le politiche di guerra che stanno sconvolgendo la vita della comunità internazionale. Non si è votato sulle questioni tecniche; che in Italia sia stato realizzato compiutamente o meno il processo accusatorio è questione che, escluso un microscopico gruppo sociale, non interessa a nessuno. Per portare alle urne tanta parte del popolo italiano che aveva disertato il voto nelle elezioni politiche, per mobilitare tanta parte del mondo giovanile, rimasto per lungo tempo estraneo alla politica, occorreva una motivazione forte.

Indubbiamente ha giocato un ruolo il timore per la tenuta della Costituzione. Grazie alla mobilitazione di sindacati, associazioni civili, gruppi di volontariato, a cui si sono uniti i partiti politici dell’opposizione, si è fatta strada la consapevolezza che la Costituzione era la vera posta in gioco. La Costituzione non significa solo equilibrio dei poteri, ma anche pluralismo, valore delle differenze nell’eguaglianza, giustizia sociale, ripudio della guerra, promessa di pace per le generazioni future.

C’è un filo rosso che lega la straordinaria mobilitazione delle piazze contro il genocidio a Gaza dello scorso ottobre, la rivolta contro il progetto dell’Autonomia differenziata, la rivendicazione dei diritti sociali con i referendum sul lavoro della scorsa primavera, al voto del 22/23 marzo. Con il voto del Referendum è stato detto No a una politica di accentramento dei poteri a danno dello Stato di diritto, di rilegittimazione della guerra e delle politiche di potenza.

Il No è un voto per la pace contro l’arbitrio dei potenti, per la democrazia contro l’autoritarismo, per i diritti sociali, contro i privilegi di classe, per il welfare contro il warfare.

Ora bisogna mettere a frutto la lezione che viene dal voto. Dobbiamo chiedere che non si dia corso al progetto di premierato, neanche indirettamente attraverso l’introduzione di una nuova legge truffa elettorale; che siano bloccate le pre-intese con le Regioni per introdurre forme di autonomia differenziata; che vengano rimosse le norme che criminalizzano il dissenso, i poveri e gli emarginati; che venga abbandonato il disegno di legge di contrasto all’antisemitismo (cioè al dissenso verso le politiche criminali dello Stato d’Israele); che venga fermata la corsa al riarmo; che l’Italia si ritiri dalle guerre nel Medio Oriente e nel Golfo, cessando ogni collaborazione militare con Israele e con gli Usa. Se vogliono gonfiare le loro vele al vento del referendum, le forze politiche d’opposizione, anziché accapigliarsi sulla leadership, propongano un progetto politico all’altezza di questi problemi globali. Non sarebbe difficile trovare le fonti d’ispirazione: stanno tutte scritte nella Costituzione

(articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano del 29 marzo 2026 con il titolo:Dopo la vittoria servono altri No)

Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 al dicembre 2021 è stato in servizio presso la Corte di Cassazione con funzioni di Consigliere e poi di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019), il Mondo che verrà (edizioni Delta Tre, 2022)

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