Lettera quaresimale – Patriarcato Latino di Gerusalemme

Fratelli e sorelle,

1. La pace di Cristo sia con voi. Iniziamo il nostro digiuno il mercoledì delle Ceneri, in ricordo della passione del Nostro Signore Gesù Cristo, della sua morte e della sua gloriosa Resurrezione. Egli è il nostro modello: come egli ha digiunato e pregato durante quaranta giorni nel deserto di Gerico, così noi digiuniamo durante i quaranta giorni che precedono la Pasqua.

Gesù iniziò la sua predicazione dicendo: “Fate penitenza perché il Regno di Dio è vicino” (cf. Mc 1,12). Il Regno di Dio è la presenza di Dio in noi, poiché ci ha creati a sua immagine e somiglianza. Il Regno di Dio è Dio che ci accompagna nelle prove presenti attraverso le quali costruisce oggi la nostra storia.

2. In questi giorni ho visitato qualche parrocchia in Palestina e ho ascoltato i fedeli. Ho ascoltato anche le autorità civili. Le loro parole sono quelle di tutte le parrocchie e le loro preoccupazioni quelle di tutti voi. La prima preoccupazione, che comprende tutte le altre, riguarda la difficile situazione politica di questi giorni: le strade bloccate, l’assedio imposto alle città e ai villaggi, la mancanza di lavoro, il continuato bombardamento israeliano, la distruzione di case, oltre che le varie difficoltà all’interno della società palestinese, e il pensiero dell’emigrazione. Tuttavia, malgrado le prove, le ansietà e il pensiero dell’emigrazione, ho visto la volontà di fondo di resistere e di pazientare, fino a quando non ci sarà ridata la nostra libertà e fino a quando non si realizzerà l’immagine di Dio in noi e anche in colui che ci opprime.

3. Per quanto concerne l’emigrazione, aggiungiamo la nostra voce a quella di tutti quelli che sono pazienti, e vi diciamo: fratelli e sorelle, non abbandonate la vostra terra. Pazientate. E’ qui che Dio vi vuole credenti in lui e testimoni di Gesù Cristo, nella sua terra. Restate attorno ai luoghi santi. Voi siete, in questa terra, parte del mistero di Dio in essa. Provate a riflettervi sopra e arriverete a vedere Dio e il prossimo e comprenderete il senso della nostra presenza qui. Siete stati chiamati a una vita difficile: abbiate il coraggio di accettare questa vita difficile alla quale Dio vi chiama. Alcuni dicono: “Il futuro non è chiaro”. Il futuro dipende da quello che voi fate oggi o da quello che avete paura di fare. E perché lasciare ad altri il compito di foggiare il vostro futuro? E’ un tempo nel quale il credente dice, con la libertà dei figli di Dio, ciò che deve dire e contribuisce concretamente alla costruzione del suo futuro, sulle solide basi della pace, della giustizia e dell’amore.

4. Inoltre, sappiate che l’aiuto viene da noi stessi e dal nostro amore gli uni per gli altri. Se qualcuno è nel bisogno, che ricerchi chi è in un bisogno maggiore e gli porti l’aiuto necessario, con il poco o il molto che possiede. A tutti coloro che hanno fame noi diciamo: vogliamo condividere la vostra fame e condividere con voi il nostro pane. Noi invitiamo i fedeli in tutte le nostre parrocchie, i religiosi e le religiose a condividere il loro pane con quelli che ne hanno bisogno, sia invitandoli alla loro mensa, sia inviando alla Caritas o ad altre associazioni di beneficenza una somma corrispondente alle proprie spese per il cibo di ogni giorno. Viviamo una guerra che ci è imposta. Bisogna adattarvi il nostro modo di vivere e abituarsi alle privazioni e alla generosità verso tutti i fratelli nel bisogno.

5. Quanto alle case che non cessano di subire i bombardamenti israeliani, noi diciamo agli israeliani: distruggete le nostre chiese, ma risparmiate le case dei nostri fedeli. Se ad ogni costo dovete imporre una punizione collettiva e se si deve pagare il riscatto per riacquistare la tranquillità dei figli innocenti e delle famiglie, noi offriamo le nostre chiese: distruggetele; troveremo altri luoghi per pregarvi e continueremo a pregare per noi e per voi. E ai militanti palestinesi che pensano necessario sparare contro gli israeliani dalle case abitate – nonostante che gli ordini siano chiari: di non trasformare le case tranquille in una prima linea, – anche a questi noi diciamo: obbedite agli ordini, conservate la coesione della società palestinese e risparmiate le case degli innocenti. Noi consentiamo a offrire le nostre chiese come prezzo di riscatto per tutte le case che si vuole demolire. Ma non possiamo consentire che le case dei nostri figli siano demolite e che siano costretti a lasciare la loro terra.

6. Noi preghiamo in questi giorni e camminiamo sulla via della penitenza per andare all’incontro con Dio. Diciamo ad ogni Palestinese e ad ogni Israeliano che ama la pace e domanda la sicurezza: tentate di vedere Dio con noi. Agli Israeliani diciamo: nella visione di Dio, provate a vedere che il Palestinese, cristiano o musulmano, non è l’immagine che voi avete deciso di vedere. Non è il terrorista e né l’uomo che vuole odiare ed uccidere. Tentate di vedere che la vostra occupazione della sua terra dal 1967, la privazione della sua libertà, e, oggi, l’assedio delle città e dei villaggi con tutte le sofferenze che ne conseguono, tentate di vedere che tutto questo conduce a quello che voi chiamate terrorismo, mentre invece si tratta semplicemente del grido del povero e dell’oppresso che rivendica la sua libertà e la sua dignità. C’è stato un tempo nel quale voi stessi avete rivendicato la vostra libertà e avete lanciato lo stesso grido dell’oppresso. Ricordatevi di questo e siate giusti oggi. Quelle che voi chiamate misure di sicurezza sono semplicemente un invito a una maggiore violenza. Ridate la terra ai suoi proprietari, ridate loro la loro libertà; ascoltate la voce dell’oppresso e del povero, poiché essa si leva verso Dio e un giorno Dio l’ascolterà e l’esaudirà.

7. A tutti i nostri figli che soffrono diciamo: abbiate pazienza. Vi ricordiamo il difficile comandamento dell’amore per i nemici: “Amate i vostri nemici, e pregate per i vostri persecutori, per divenire figli del vostro Padre che è nei cieli, poiché egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Mt 5,44-45). L’amore non è una debolezza e nemmeno una fuga. E’ la visione del volto di Dio in ogni uomo, il Palestinese e l’Israeliano. L’israeliano che detiene la nostra libertà resta portatore dell’immagine di Dio. Con questa prospettiva io purifico il mio cuore da ogni rancore e gli domando con la forza dello Spirito e della verità di mettere fine all’oppressione, di mettere fine all’occupazione della terra e alla privazione della libertà.

Domandiamo giustizia e pace, poiché Dio è giustizia e pace. Per questo preghiamo e digiuniamo in questi giorni, per purificarci dai nostri peccati e per cooperare con Dio alla costruzione della nostra nuova storia. Qui, nella nostra terra, Dio si è rivelato e ha manifestato il suo amore per tutti gli uomini. Domandiamo a Dio di introdurci nelle profondità del suo mistero, per vederlo e amarlo: così saremo capaci, tutti insieme, di vederlo in tutte le sue creature e di amarlo in tutti i suoi figli nella giustizia, nell’equità e nella misericordia.

Chiedo a Dio di darvi la forza dello Spirito e dell’amore, per essere tutti insieme pronti ad accogliere la gloria della Resurrezione. Amen

Michel Sabbah, Patriarca
Gerusalemme, 1 marzo 2001

Facebook