Fermare il partito unico della guerra

La miccia è stata accesa, se i popoli non la spegneranno lo sbocco in un conflitto infernale è assicurato. Le elezioni europee possono essere l’ultima chance per fermare il partito unico della guerra in Italia e in Europa e salvare il futuro.

In questi ultimi mesi l’orizzonte internazionale in cui è immersa la nostra vita come popolo italiano e come singoli è diventato ancora più inquietante. Gli scenari bellici – dal conflitto armato in Ucraina al martirio del popolo palestinese a Gaza (che Israele pratica nella massima impunità) – hanno continuato ad aggravarsi e lo spettro di una guerra mondiale nucleare, invece di allontanarsi, sembra essere una minaccia sempre più vicina. Non abbiamo mai vissuto un periodo storico così drammatico dal 1945. Anche nelle fasi più salienti della guerra fredda il rischio di guerra non è mai stato così elevato. La crisi dei missili sovietici a Cuba nel 1962 lasciò il mondo con il fiato sospeso ma fu risolta in una settimana grazie alla saggezza dei leader dell’epoca dei due contrapposti schieramenti. L’insegnamento che ne trasse il Presidente Kennedy fu questo: “Le Potenze nucleari devono evitare un confronto che dia all’avversario la scelta fra ritirarsi umiliato o usare le armi nucleari. Sarebbe il fallimento della nostra politica e la morte collettiva”. Nella crisi ucraina la politica perseguita dalla NATO e dai leader della UE e dei principali paesi europei va in direzione esattamente opposta e contraria: la pretesa è la sconfitta e l’umiliazione della Russia, come presupposto per aprire un negoziato di pace. Il dottor Stranamore è uscito fuori dal film di Kubrick ed ha assunto i panni del Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg.  

Non essendo riuscita a sconfiggere la Russia sul campo di battaglia, malgrado il sacrificio della migliore gioventù ucraina mandata allo sbaraglio in una controffensiva azzardata e folle, adesso la Nato, ha deciso di elevare il livello dello scontro, consentendo a Kiev di attaccare il territorio Russo con armi occidentali.   In questo modo è stata varcata l’ultima  linea rossa,  una volta ritenuta un “baluardo” per evitare l’escalation del conflitto.

Tutti ricordano che in tema di armamenti da dare all’Ucraina, si era partiti  dagli elmetti e dai giubbotti antiproiettile, per poi passare alle armi varie, tutte strettamente difensive; poi  è stata la volta dei carri armati;  poi i missili “a corta gittata”,  per poi passare a quelli “a lunga gittata” come  Atacms,  agli Storm Shadow  e gli Scalp;    poi ai mezzi contraerei, dai Patriot ai Samp T; infine agli F 16 (aerei d’attacco con capacità nucleare).  Adesso non ci sono più linee rosse da superare, il prossimo passo – è stato già annunciato da Macron e da Stoltemberg/Stranamore – sarà l’invio di truppe di terra.  Ma l’invio di truppe sul suolo ucraino è una vera e propria dichiarazione di guerra, segnerà un punto di non ritorno. Mosca ha messo in guardia gli Stati Uniti da errori di calcolo che potrebbero avere conseguenze “fatali”. La miccia è stata accesa, se i popoli non la spegneranno lo sbocco in un conflitto infernale è assicurato. Le elezioni europee possono essere l’ultima chance per fermare il partito unico della guerra in Italia e in Europa e salvare il futuro. Non è più tempo per restare a guardare, si può avere maturato la massima sfiducia per la politica ed il sistema dei partiti, ma questa volta siamo chiamati ad una scelta destinata ad incidere profondamente sui nostri destini. Non possiamo sottrarci. Per favore andate a votare e votate per le tre liste contrarie alla guerra (5Stelle, AVS, Pace, Terra e Dignità).

Per quanto mi riguarda, voterò Pace Terra e Dignità per le ragioni già espresse da Tomaso Montanari su www.volerelaluna.it

Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 al dicembre 2021 è stato in servizio presso la Corte di Cassazione con funzioni di Consigliere e poi di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019), il Mondo che verrà (edizioni Delta Tre, 2022)

2 pensieri riguardo “Fermare il partito unico della guerra”

  1. UN BUON MOTIVO PER ANDARE A VOTARE

    A chi accusa questo governo di ridurre la democrazia, Meloni risponde che, anzi, “col premierato tutti i cittadini potranno votare per il loro Presidente del Consiglio”.
    È una farsa, una democratura, “l’uomo solo al governo”, che avrà pieni poteri. Così fu cento anni fa… Per questo i costituenti hanno scelto un percorso più ampio e con meno sorprese.
    “Ma è nel programma sul quale abbiamo ottenuto la maggioranza”, ribadisce lei.
    Ecco, qui sta il trucco, la truffa dialettica: “rappresento la maggioranza”. Vediamo i numeri.
    I partiti che formano il governo hanno ottenuto 12.321.030 voti pari al 26,71% del corpo elettorale (46.120.143). Cioè hanno avuto la fiducia di poco più di 1/4 del popolo italiano!
    “Ma hanno 239 deputati: il 60%”, dice qualcuno. Come mai? Semplice. In primis, chi non ha votato e chi lascia in bianco o annulla (36%) viene fatto sparire dalle percentuali. Così quel 26,7% di consenso reale diventa 43,8% di voto espresso.
    È già una maggioranza relativa che dà il diritto democratico di formulare un governo, controllato dal Parlamento (il luogo della rappresentanza del Popolo sovrano, dove si indica al governo la linea da praticare e si valutano le sue proposte!).
    Invece no, il mito della “governabilità” ha generato tre successive leggi elettorali incostituzionali (le prime due già cassate) che gonfiano i risultati, portando quel 43,8 al 60%.
    Questo è il vero attacco alla Democrazia (che “si misura attraverso le leggi elettorali”, diceva Calamandrei…).
    Quindi, se chi ha ricevuto 1/4 dei consensi può vantare una maggioranza più che assoluta è merito di chi, non votando, diventa complice involontario di una legge elettorale truffaldina.
    L’invito perciò è di usare le Europee per dire: NOI CI SIAMO, vivi e attenti!
    Paolo Angiolini

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