L’Ambulanza fantasma di Nassiryah

Ogni giorno innumerevoli autobombe si aggirano per le strade delle nostre città e ci sfrecciano davanti senza darci nemmeno la possibilità di reagire: sono le ambulanze, che trasportano i feriti, gli ammalati, le partorienti.

Se non ci credete, appostatevi con un carro armato AAVP7 ai bordi di un ponte, e quando vedete avvicinarsi un’ambulanza, aprite il fuoco con l’arma di reparto, la mitragliatrice Browning calibro 12,7 e concentratelo contro l’ambulanza che si dirige minacciosa contro di voi. Nel giro di pochi secondi i proiettili attingeranno il serbatoio della benzina e le bombole dell’ossigeno, con la conseguenza che l’ambulanza salterà in aria come una vera autobomba. I feriti e gli ammalati moriranno arrostiti, ma voi sarete riusciti a sventare un insidioso attacco da parte di un’autobomba e riceverete anche un encomio dal vostro comandante per il coraggio dimostrato in questa azione eroica.

Questo è proprio quello che è successo a Nassiryah la notte fra il 5 ed il 6 agosto 2004, quando i militari italiani del reggimento Lagunari Serenissima, schierati in difesa di uno dei tre ponti sull’Eufrate (il ponte Charlie), hanno aperto il fuoco contro un’ambulanza che cercava di attraversare il ponte, con l’ambizione di portare una partoriente a partorire in Ospedale, facendola incendiare e trasformandola così in una autobomba in procinto di compiere un attentato.

Il giorno dopo la battaglia dei ponti, i comunicati ufficiali ci informavano che i militari italiani che presidiavano il Ponte Charlie, avevano bloccato un’autobomba diretta contro di loro, facendola esplodere. Tuttavia nei giorni immediatamente successivi è stato trasmesso dal TG3 delle 19 e poi dal TG2 delle 20 un filmato girato dal giornalista americano Micah Garen, che in quel periodo si trovava a Nassiriya ospite del contingente italiano, in cui veniva intervistato il conducente di un’ambulanza (e mostrato il veicolo semidistrutto), il quale sosteneva che i militari italiani avevano sparato contro l’ambulanza che trasportava una donna partoriente all’Ospedale di Nassirìya, provocando la morte della donna e di altre tre persone.

In una dichiarazione resa al quotidiano l’Unità (8/8/2004) il cap. Ettore Sarli, portavoce della missione “Antica Babilonia”, smentiva la ricostruzione dei fatti presentata da Garen, confermando la versione di un’auto esplosa mentre si dirigeva verso la postazione italiana, forse per provocare una strage, ed aggiungeva che il mezzo saltato in aria procedeva a fari spenti ed è esploso quando è stato raggiunto dalle raffiche.

Il 27 agosto del 2004 vi è stata una seduta delle Commissioni Riunite Esteri e Difesa della Camera e del Senato per ascoltare le comunicazioni del Governo in ordine agli eventi iracheni ed in particolare in ordine alla drammatica vicenda del rapimento e dell’uccisone del giornalista italiano Enzo Baldoni. Nel corso della seduta alcuni deputati, impertinentemente, hanno chiesto chiarimenti sull’episodio dell’ambulanza.

Nell’occasione il Ministro degli esteri Frattini, alla presenza del Ministro della Difesa Martino, ha respinto, con indignazione, ogni addebito, dichiarando che la notizia era completamente falsa. Testualmente: “è sbagliato ed ingiusto asserire che i nostri militari hanno sparato contro un’ambulanza con una donna incinta a bordo. Semplicemente non è vero.”

Purtroppo per Frattini, le bugie hanno le gambe corte ed i fatti (a differenza degli uomini e delle donne) sono duri a morire. Così la vicenda è stata oggetto di accertamento da parte dell’autorità giudiziaria competente, il Tribunale militare di Roma, che ha voluto vederci chiaro, non fidandosi troppo delle rassicurazioni delle autorità competenti. Al termine delle indagini preliminari, il GIP, ha disposto la formulazione dell’imputazione di “uso aggravato delle armi contro ambulanze e contro il personale addetto in concorso” (art. 191 c.p.m.g.) nei confronti dei militari del reggimento lagunari Serenissima, Allocca Gabriele e Stival Fabio per aver aperto il fuoco contro un’ambulanza irachena e contro il personale addetto, provocando la morte di quattro civili iracheni, fra cui la partoriente (JLUD QUTTI Halema), il fratello (JLUD QUTTI Thaer), la madre (HABSH IRKES Khadmea) ed una vicina di casa (ZYAER THEJELK Khamesa). All’udienza preliminare gli imputati hanno chiesto il giudizio abbreviato. All’esito del giudizio, con sentenza emessa in data 9 maggio 2007 il GIP ha assolto Allocca Raffaele e Stival Fabio dal reato di concorso in omicidio e tentato omicidio plurimo, così diversamente qualificato il fatto loro ascritto, perché persone non punibili per aver ritenuto di agire in stato di necessità militare.

In altre parole il Tribunale ha stabilito che i soldati che hanno sparato contro l’ambulanza, provocando la morte di 4 persone, non possono essere puniti per l’omicidio plurimo da loro commesso, perché hanno agito reputando – per errore – di essere stati attaccati da guerriglieri iracheni mascherati da ospedalieri. In questa situazione quello che conta non è la pronunzia di colpevolezza o non punibilità nei confronti dei militari italiani, bensì l’accertamento del fatto storico nella sua effettiva dinamica materiale, cioè l’emersione della verità.

Orbene, attraverso l’accertamento compiuto dall’autorità giudiziaria, è emerso – in modo incontrovertibile – che i fatti si sono realmente verificati, secondo le modalità indicate da Garen. In particolare dalla sentenza emerge che: “il veicolo colpito era davvero un’ambulanza dell’Ospedale civile di An Nassiriyah, recante gli usuali contrassegni e dispositivi luminosi; a bordo di essa si trovano in tutto sette persone, tre delle quali sedute sui sedili anteriori, ed altre quattro posizionate nella parte posteriore; mentre le prime tre, ai colpi inizialmente indirizzati contro l’ambulanza si salvavano, uscendo e dandosi alla fuga, le altre quattro, purtroppo decedevano”.

Per quanto riguarda le cause della morte, l’Autorità Giudiziaria ha accertato che essa “è stata determinata da una forte combustione attendibilmente divampata a seguito della accensione istantanea del carburante contenuto nel serbatoio dell’ambulanza colpito dal munizionamento tracciante e perforante, utilizzato dai militari italiani; tale combustione è stata ulteriormente alimentata nella parte posteriore dell’ambulanza dalla fuoriuscita dell’ossigeno contenuto in una bombola in dotazione alla medesima, a sua volta raggiunta e perforata da un proiettile.”

Non si trattava, pertanto, di un’autobomba che si dirigeva a luci spente verso il contingente italiano, fatta esplodere per sventare un attentato, ma di una ambulanza, che si è incendiata, solo ed a causa delle sventagliate di mitragliatrice, esplose dai lagunari della Serenissima con l’arma di reparto.

E’ stato, in tal modo, smantellato il castello di menzogne attraverso il qual si è voluta negare persino l’esistenza stessa del fatto materiale. E’ di tutta evidenza, pertanto, che i ministri Frattini e Martino hanno mentito spudoratamente al Parlamento ed al popolo italiano, mentre il generale Corrado Dalzini, per completare l’opera, il 28 agosto 2004 consegnava un encomio al maresciallo Stival :”per aver contribuito in maniera determinante al successo dell’operazione.”

I leaders politici del polo, con la connivenza dei comandanti militari hanno cercato di seppellire sotto un diluvio di menzogne l’ambulanza di Nassiryah e cancellare le sue tracce di sangue, che sporcavano l’immagine della missione umanitaria. Adesso l’autorità giudiziaria l’ha disseppellita ed i morti sono tornati a galla. Ma nessuno ha sentito il dovere di assumersi la responsabilità di questo tragico evento e di compiere un gesto di riparazione verso le famiglie delle vittime. Infatti, rispondendo ad un’interrogazione dell’on. Elettra Deiana, il Governo per bocca del Sottosegretario Naccarato ha fatto sapere che nessun risarcimento è stato corrisposto ai parenti delle vittime, poiché non si sono costituiti parte civile nel procedimento a carico dei loro uccisori.

Orbene se sparare sulle ambulanze è un atto di viltà, molto più abietto è infischiarsene e rifiutarsi di compiere il benché minimo gesto di umanità nei confronti delle vittime. Il fantasma dell’ambulanza continuerà ad aggirarsi fra i palazzi del potere ed i suoi morti continueranno a chiederci giustizia.

Domenico Gallo

Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 è in servizio presso la Corte di Cassazione, attualmente ricopre le funzioni di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019)