La sconfitta di Maroni-don Rodrigo

“Questo matrimonio non s’ha da fare!” esclamò il principe conte, don Rodrigo, riferendosi al matrimonio fra Renzo e Lucia. “Questi matrimoni non s’hanno da fare” esclamò il Ministro dell’in terno Maroni, fiero del suo “pacchetto sicurezza” appena approvato nel luglio 2009, con il quale aveva emanato l’editto che reintroduceva in Italia, a settant’anni dalle leggi razziali, il divieto dei matrimoni misti.

Perché proprio questo era l’oggetto della oscena disposizione introdotta da Maroni nel codice civile che la Corte Costituzionale, con la sentenza depositata lunedì scorso ha cancellato dall’ordinamento giuridico.

Con il Regio decreto legge del 17 novembre 1938 (provvedimenti per la difesa della razza italiana) furono introdotte nell’ordinamento una serie di misure discriminatorie, la prima della quali consisteva nel divieto dei matrimoni misti (art. 1 “il matrimonio del cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza è proibito”).

Lo stesso divieto, con altre forme, è ritornato nel pacchetto sicurezza dove è stata decretata l’impossibilità giuridica per gli stranieri, privi di un permesso di soggiorno in corso di validità, di contrarre matrimonio. In questo modo è stato reintrodotto nel nostro ordinamento il divieto dei matrimoni misti (fra cittadini italiani e cittadini extracomunitari in condizione di irregolarità amministrativa), un divieto fondato sulla stessa discriminazione, questa volta non più religiosa, ma su base etnica.

Per quanto possa sembrare strano, il divieto dei matrimoni misti introdotto da Maroni si è rivelato , sul piano pratico, una misura molto più grave del divieto introdotto da Mussolini con le leggi razziali, poiché afferente ad una popolazione che oscilla fra le centinaia di migliaia ed il milione di persone. E gli effetti si sono visti immediatamente, perché se nel 2008 sono stati celebrati circa 37.000 matrimoni misti, nel 2009, anno in cui (negli ultimi quattro mesi )la legge Maroni è entrata in vigore, il numero dei matrimoni misti è sceso a 32.000. Quindi a migliaia di coppie è stato impedito di contrarre matrimonio, proprio come accadeva, nei Promessi sposi, a Renzo e Lucia.

Dopo Alessandro Manzoni, il prototipo dell’ingiustizia più ingiusta e dell’esercizio più arbitrario del potere è rappresentato proprio dalla rottura di quel legame di coppia che la religione consacra attraverso il matrimonio. Sul piano giuridico questo vuol dire che il diritto di contrarre matrimonio con la persona che amiamo (discendente dagli articoli 2 e 29 della Costituzione) rientra nei diritti fondamentali, diritti che – come ha osservato la Corte Costituzionale – spettano «ai singoli non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani».

Eppure quest’ingiustizia è stata perpetrata, nel silenzio generale, malgrado lo strepito dei partiti e dei leaders politici che si sbracciano a farsi paladini dei valori “non negoziabili” della famiglia.

E’ successo anche questo nell’Italia di oggi: don Rodrigo si è reincarnato ed ha assunto le sembianze umane del Ministro dell’Interno Maroni.

Don Rodrigo aveva le sue ragioni per interdire il matrimonio: si era invaghito di Lucia. Ma quali erano le ragioni di Maroni? E’ difficile che Maroni o i suoi amici leghisti si fossero invaghiti di tutte le badanti, le colf, le commesse, le infermiere, le ballerine e le donne delle pulizie che meditano di contrarre matrimonio con un cittadino italiano. La ragione è un’altra. La spiegazione ce l’ha data l’eurodeputato leghista Mario Borghezio quando ha dichiarato alla radio che: “il 100% delle idee di Breivik (il nazista massacratore dei ragazzi norvegesi) sono buone, in qualche caso ottime”.

Quando un ceto politico frequenta ideologie di questo tipo, non c’è da stupirsi proprio di niente. Peccato che la Corte costituzionale non le capisca e si attesti ancora sull’idea retrograda che tutti gli uomini sono uguali.

Domenico Gallo

Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 è in servizio presso la Corte di Cassazione, attualmente ricopre le funzioni di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019)