Da oggi siamo tutti più liberi?

Da oggi siamo tutti più liberi!

Con questo aforisma l’Avanti (quello vero, non quello di Lavitola) annunziava al popolo italiano l’apertura della stagione politica del Centrosinistra.

Da allora sono passati quasi 50 anni e sono cambiate tante cose. La bandiera della libertà attraverso la realizzazione delle promesse contenute nella Costituzione repubblicana è stata gettata nel fango e calpestata assieme ai valori della Costituzione, ripudiati dal ceto politico di governo.

Però dal fango è stata tirata fuori un’altra bandiera che richiama la libertà. Addirittura è nato un partito-popolo che fa della libertà la sua ragione sociale. Un partito dell’amore (per Silvio) che si autoproclama “partito degli onesti”. In questi giorni il partito degli onesti sta per conquistare un grande traguardo. Attraverso la legge sulle intercettazioni che sta per essere varata dalla Camera, finalmente verrà dato un colpo mortale a quell’odiosa attività investigativa che colpisce così duramente la corporazione degli onesti, mettendone a repentaglio la libertà.

Appena questo progetto sarà trasformato in legge, l’Avanti (quello di Lavitola) potrà di nuovo titolare con grande enfasi: “da oggi siamo tutti più liberi!”

Certamente non saranno più liberi di informare i giornalisti, ai quali viene proibito di rivelare le notizie non più coperte dal segreto istruttorio fino al termine dell’udienza preliminare, né saranno più liberi di essere informati i cittadini italiani che dovrebbero essere gli utilizzatori finali del bene pubblico dell’informazione.

Però si tratterebbe di un piccolo sacrificio che non può fare ombra ai grandissimi progressi che verranno fatti in tema di libertà.

La cronache giudiziarie di questi giorni ci fanno vedere le immagini registrate dalla Guardia di Finanza dello scambio di bustarelle fra amministratori pubblici corrotti ed imprenditori affamati di appalti. Per molti mesi abbiamo assistito alle contorte vicende di un caporalmaggiore che adesso si trova in galera con l’accusa di aver ucciso la sua giovane moglie, inchiodato dai tabulati e dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali. In passato abbiamo assistiti sgomenti alle videoregistrazioni di maestre che picchiavano i bambini negli asili nido.

Tutte le vittime della repressione giudiziaria che hanno perso la libertà per fatti di corruzione, di spaccio di stupefacenti o di mafia, sono state “incastrate” dalla polizia che, istigata dai P.M. li ha assoggettati ad un pedinamento elettronico, attraverso l’acquisizione dei tabulati, li ha filmati, con telecamere nascoste, e li ha spiati, mettendo microspie nelle loro auto o negli uffici dove svolgevano il loro onesto lavoro, ed ascoltando le loro conversazioni private.

Da domani tutto questo non sarà più possibile. Giustamente la legge sulle intercettazioni non si occupa solo di intercettazioni, ma anche di tabulati e di videoriprese. Strumenti di cui, fino ad oggi, la polizia poteva disporre liberamente sulla base di una semplice autorizzazione del P.M. e che da domani saranno espunti dalla cassetta degli attrezzi degli inquirenti, essendone diventato quasi impossibile l’uso. E si tratta di strumenti che hanno una valore formidabile per il successo delle investigazioni. Basti pensare che senza di essi non sarebbe stato possibile individuare gli autori dell’omicidio D’Antona e quelli del sequestro di Abu Omar.

Appena entrerà in vigore la legge sulle intercettazioni sarà neutralizzata la diabolica capacità investigativa della polizia giudiziaria italiana, che tante sofferenze ha provocato agli onesti padri di famiglia dediti alle estorsioni, al traffico della droga ed al commercio delle funzioni pubbliche.

Finalmente il partito degli onesti potrà rialzare la testa e rivendicare la libertà riconquistata.

Certamente la libertà ha dei costi. Qualche omicidio resterà impunito e qualcuno sparirà, ma, come ci avverte Lucio Dalla: “saranno forse i troppo furbi e i cretini di ogni età”.

Domenico Gallo

Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 è in servizio presso la Corte di Cassazione, attualmente ricopre le funzioni di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019)