Se la pandemia resuscita l’Europa

“L’Unione Europea non è solo un mercato comune dotato di un’unica moneta. È soprattutto una comunità politica definita dalla condivisione di valori politici basilari: l’uguaglianza, la dignità della persona, la pace, la solidarietà, i diritti di libertà e i diritti sociali attribuiti a tutti i cittadini europei. Oggi, di fronte alla più grave emergenza della sua storia, questo miracolo di civiltà giuridica rischia di precipitare nella tragedia degli egoismi economici e dei conflitti politici. Sappiamo bene che la cecità nazionalistica può avere effetti più devastanti di una pandemia. L’esperienza del secolo passato ce lo ha insegnato.”

Questo è il monito contenuto nell’appello per la solidarietà europea diffuso dalla Fondazione Basso lo scorso 6 aprile. In effetti la pandemia ha provocato la più drammatica crisi economico-sociale che l’Europa abbia mai vissuto dalla fine della seconda guerra mondiale. La recessione globale provocata dalla crisi in atto ha fatto saltare il banco dimostrando l’inadeguatezza della governance economica dell’Unione europea, fondata sui patti di stabilità, il controllo fiscale dei bilanci, l’esasperazione della concorrenza e l’assenza di ogni solidarietà fra gli Stati membri. Si imponevano quindi delle scelte, o proseguire lungo la strada degli egoismi economici e nazionali che avrebbe portato in breve tempo ad una implosione della Comunità politica, oppure rinnegare i dogmi dell’austerità e progettare un’azione incisiva per rilanciare l’occupazione e lo sviluppo assieme ai valori di eguaglianza e solidarietà.

Il progetto che la Presidente della Commissione, Ursula von derLeyen ha presentato il 27 maggio al Parlamento Europeo (denominato NextGenerationEU)  va nella direzione della rinascita e del rafforzamento dell’Unione, si tratta di una vera e propria svolta senza precedenti nella politica europea. Il volume finanziario degli investimenti mobilitati (considerando anche gli interventi della BCE, il fondo SURE, il MES, la BEI) è veramente ingente (oltre tre trilioni di euro) ed è importante che gli interventi del recovery plan siano stati collocati nell’alveo del bilancio 2021-2027 cui la Commissione dovrà far fronte con risorse proprie, vale a dire con l’emissione dei tanto avversati eurobond e con l’avvio di una fiscalità europea che dovrebbe essere alimentata da tasse sui prodotti importati in Europa (una border carbon tax), da una web tax e da una tassa sulle transazioni finanziarie.

Prima di abbandonarsi a facili entusiasmi, occorre considerare che quella della Commissione, per quanto autorevole,  è solo una proposta poiché la decisione sul quadro finanziario pluriennale spetta al Consiglio che delibera all’unanimità, previa approvazione del Parlamento europeo, ai sensi dell’art. 312 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. C’è già stata una levata di scudi da parte dei paesi cosiddetti frugali (Austria, Olanda, Danimarca e Svezia) per cui è del tutto incerto l’esito della trattativa che porterà alla deliberazione finale. Il progetto articolato dalla Commissione dovrà affrontare la navigazione in un mare popolato dagli squali degli egoismi nazionali e del sovranismo. Il rischio è che il grandioso progetto faticosamente elaborato dalla Von der Leyen venga spolpato, come il Marlin catturato dal vecchio pescatore Santiago della novella il vecchio ed il mare di Ernest Hemingway, cosicché all’approdo in porto non resti che la lisca.

I prossimi mesi saranno decisivi per capire se l’Europa imboccherà la strada della rinascita o sarà ancora una volta bloccata dalla cecità delle classi dirigenti dei singoli Stati. Noi pensiamo che alla fine una svolta ci sarà, non sarà determinata dalla condivisione di valori comuni basilari (come auspica l’appello della Fondazione Basso) ma dalla realtà delle cose: la solidarietà sarà l’unica via di uscita dalla crisi poiché nessun paese europeo si può salvare da solo. Tuttavia la cecità non riguarda soltanto le classi dirigenti degli altri Paesi. Appena è stata resa nota la proposta della Commissione europea, il nostro astuto ministro degli esteri e la sua compagna di partito Laura Castelli, Sottosegretario al Ministero dell’Economia, hanno martellato tutto il giorno auspicando un drastico taglio delle tasse, a partire dall’Irap (la tassa che finanzia il sistema sanitario nazionale). Insomma il primo e più importante impiego dei fondi che l’Europa ci invierà per contrastare il disastro economico causato dalla pandemia, sarà quello di far pagare meno tasse ai ricchi e di svuotare il bene pubblico dell’Erario.

Deus dementat quos vult perdere!

Domenico Gallo

Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 è in servizio presso la Corte di Cassazione, attualmente ricopre le funzioni di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019)

2 pensieri riguardo “Se la pandemia resuscita l’Europa”

  1. Condivido e dissemino, sperando che i destinatari almeno chiedano informazioni di chi o perchè ,temo che , come accade spesso,anche nella scuola ,le informazioni date correttamente ed egregiamente da Domenico Gallo non sono comprese o condivise perchè i più non conoscono nè la Costituzione nè le fonti dell’Unione europea ,aimè ,forse neanche la sua nascita ela sua storia e molti, anche a scuola e non solo tra gli studenti, confondono comunità economia europea con Unione europea!
    Teresa Lapis
    docente di diritto scuola superiore di San Donà di Piave (VE)

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