Il ritorno dei pirati

Se la politica italiana ha pigolato una imbarazzata condanna verbale, senza far seguire alcuna conseguenza, non vuol dire che, anche questa volta, Israele potrà confidare nella sua tradizionale impunità.

Sono tornati i pirati, questa volta il loro capitano non porta più la benda su un occhio e non ha un uncino al posto di una mano, ma le modalità di azione sono sempre le stesse: quelle antiche. Sono tornati i pirati e spadroneggiano in pieno Mediterraneo. In verità è da molti anni che delle navi pirata si aggirano nei pressi delle coste che vanno dal Canale di Suez al Libano e assaltano tutte le imbarcazioni disarmate che cercano di portare il pane della solidarietà ad una popolazione affamata, sottoposta ad un assedio crudele e infinito, ma questa volta si sono spinte molto al di là delle coste sorvegliate, hanno agito in pieno Mediterraneo a 960 km di distanza. Da diversi secoli il diritto internazionale ha sancito la libertà di navigazione nell’alto mare e ha bandito la pirateria. In veritá Israele ha calpestato impunemente tutte le regole ed i principi del diritto internazionale, fino all’estremo limite del genocidio. Quindi dal suo punto di vista non è un problema sfidare la comunità internazionale anche sotto il profilo della libertà di navigazione, avendo compiuto impunemente ben più gravi misfatti.  Il problema siamo noi che consentiamo ad Israele di violare tutte le leggi che l’umanità si é data per assicurare la convivenza pacifica fra le nazioni e per impedire che il ricorso alla violenza bellica travalichi nella più nera bestialità. Non sono bastate tre ordinanze della Corte internazionale di Giustizia, competente a giudicare del Genocidio, che imponevano ad Israele di fermare i massacri, non è bastato un rigoroso rapporto consegnato il 16 settembre 2025 da una Commissione d’inchiesta indipendente dell’ONU, che ha accertato quattro categorie di atti genocidiari commesse da Israele nella Striscia di Gaza, non sono bastati i rapporti di Amnesty e di altre organizzazioni internazionali, per convincere l’Unione europea a sospendere un Trattato che assicura favori e privilegi commerciali allo Stato di Israele. I veti di Giorgia Meloni e del Cancelliere tedesco Merz hanno bloccato ogni minima sanzione, assicurando ad Israele di continuare a godere della più totale impunità. Così Israele si é preso la briga di abbordare in alto mare 22 imbarcazioni  e di rapire centinaia di cittadini europei, fra cui 24 italiani, e derubarli degli aiuti destinati ai bambini di Gaza. Se la politica italiana ha pigolato una imbarazzata condanna verbale, senza far seguire alcuna conseguenza, non vuol dire che, anche questa volta, Israele potrà confidare nella sua tradizionale impunità. In questo caso la parola spetta ai giudici. L’operazione della marina israeliana è priva di ogni base legale. Israele non ha alcuna giurisdizione o autorità legale sulle acque internazionali in cui navigavano le imbarcazioni intercettate.  Sono state assalite imbarcazioni che battono bandiera italiana. Queste imbarcazioni costituiscono territorio mobile dell’Italia. I fatti commessi a bordo di queste navi si considerano commessi in Italia, ai sensi dell’art. 4 del codice penale. Coloro che li hanno organizzati e li hanno materialmente eseguiti devono rispondere di sequestro di persona pluriaggravato e di rapina a mano armata. Il governo italiano si può genuflettere quanto vuole alla prepotenza di Israele ma in Italia l’autorità giudiziaria è indipendente ed ha l’obbligo di procedere per i reati da chiunque commessi, tanto più se le vittime sono cittadini italiani. Invece, nell’ipotesi che alcuni cittadini italiani fossero stati prelevati da imbarcazioni non battenti bandiera italiana, esiste comunque un criterio di collegamento con l’ordinamento giuridico italiano che rende competente a procedere l’Autorità giudiziaria italiana, pur trattandosi di reati commessi all’estero. Si tratta del criterio sancito dall’art. 8 del codice penale (delitto politico commesso all’estero), che al comma 3 prevede che: “Agli effetti della legge penale è delitto politico ogni delitto che offende un interesse politico dello Stato, ovvero un diritto politico del cittadino.”  Nel caso di specie non può dubitarsi che il rapimento dei cittadini italiani, effettuato in alto mare, offenda il diritto politico di tali cittadini relativo alla libertà di navigazione ed alla libertà personale. La giurisdizione italiana in più occasioni si è attivata per reprimere i reati commessi all’estero in danno di cittadini italiani, ai sensi dell’art. 8 del codice penale. In particolare l’Autorità giudiziaria italiana ha proceduto contro alcuni torturatori argentini, responsabili di sequestri e omicidi di cittadini italiani residenti in Argentina, sebbene si trattasse – come nel caso di Israele – di militari che agivano in base a direttive ricevute dal loro governo. In diritto la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 23181 del 28/4/2004 ha riconosciuto il carattere politico di tali delitti. Tuttavia, nel caso di delitti commessi all’estero in danno di cittadini italiani, l’ordinamento richiede una condizione di procedibilità: la richiesta del Ministro della giustizia. Riuscirà il “collega” Nordio a darsi il coraggio necessario per avanzare la richiesta di procedere contro gli scherani di Netanyahu?

(Una versione ridotta di questo articolo è stata pubblicata sul Fatto Quotidiano del primo maggio 2026 con il titolo Nel Mediterraneo son tornati i pirati con la bandiera d’israele)

Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 al dicembre 2021 è stato in servizio presso la Corte di Cassazione con funzioni di Consigliere e poi di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019), il Mondo che verrà (edizioni Delta Tre, 2022)

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