I pani e i pesci della Flotilla

gli attivisti antisemiti, travestiti da pescatori; si preparavano a sbarcare il pesce in Palestina, imitando quell’agitatore che tanto fastidio aveva dato alle Autorità ebraiche 2000 anni fa con la sua pretesa di distribuire pani e pesci alle folle affamate di Galilea.

Questa mattina alle prime luci dell’alba un commando di incursori della Marina israeliana è sbarcato nell’isola di Linosa ed ha sequestrato dodici pescatori che in quel momento stavano sbarcando il pesce pescato nella notte. Nell’azione lampo durata appena 4 minuti, è stato sequestrato il pescato e le barche dei pescatori sono state affondate.  Poche ore dopo Netanyahu si è recato nel bunker della Marina per complimentarsi con gli incursori e ha dichiarato che la sagace azione degli incursori è servita a sventare un grave pericolo per la sicurezza d’Israele. Infatti, gli attivisti antisemiti, travestiti da pescatori; si preparavano a sbarcare il pesce in Palestina, imitando quell’agitatore che tanto fastidio aveva dato alle Autorità ebraiche 2000 anni fa con la sua pretesa di distribuire pani e pesci alle folle affamate di Galilea.

Naturalmente quest’azione proditoria non è passata inosservata. La premier Meloni ha tuonato: noi siamo un paese sovrano, nessun può permettersi di violare la nostra sovranità e di rapire cittadini italiani, darò mandato a Tajani perché l’Europa applichi ad Israele 20 pacchetti di sanzioni come ha fatto con la Russia. Il ministro Nordio, dal canto suo, ha tuonato contro la mollezza dei magistrati e ha dichiarato che si aspetta il massimo rigore nella persecuzione dei reati commessi in territorio italiano.

Forse sta sognando, le cose non si sono svolte così. I dodici italiani sono stati sequestrati su navi battenti bandiera italiana, quindi i reati di sequestro di persona e di rapina a mano armata sono stati commessi in Italia. Dopo il sequestro dei dodici italiani, Israele ha attaccato tutte le altre imbarcazioni della Flotilla sequestrando oltre 400 persone, fra cui altri 29 italiani.  Dal punto di vista del diritto non vi è nessuna differenza fra un rapimento avvenuto sulla spiaggia di Linosa e un rapimento avvenuto in alto mare su una nave italiana.

Questi fatti offendono lo stesso bene giuridico protetto dalle norme penali. Il pigolio delle autorità italiane, l’imbarazzo a reagire ad un’offesa così grave portata contro lo Stato italiano, ci fanno capire quanto sia cialtronesco il nazionalismo di Meloni e compagni. Di fronte a questa scena muta, quello che viene in evidenza è la totale mancanza di dignità nazionale dei “patrioti” al governo. Il servilismo dei governi italiani (non solo la Meloni) verso l’alleato americano ci ha fatto accettare umiliazioni di ogni sorta della sovranità nazionale purchè avvenissero riservatamente, si pensi al rapimento di Abu Omar effettuato da agenti della CIA a Milano il 17 febbraio 2003, ma ha anche incontrato dei limiti nel caso di violazioni commesse alla luce del sole, si pensi alla notte di Sigonella (10/11 ottobre 1985) quando i Carabinieri circondarono, armi alla mano, i militari della Delta Force per impedire  l’estradizione illegale dei terroristi che avevano sequestrato la nave da crociera italiana Achille Lauro. E’ inspiegabile che da Israele, che non è nostro alleato e non fa parte della NATO, si accettino umiliazioni della nostra sovranità molto più gravi di quelle che abbiamo subito degli USA. L’unica spiegazione è la simpatia ideologica fra Fratelli d’Italia e  Lega e le coordinate politiche che guidano l’azione del governo Netanyahu: disprezzo del diritto internazionale, rifiuto dell’universalità dei diritti umani, suprematismo bianco, apartheid. Queste caratteristiche in Israele sono spinte fino all’estremo, in Italia non sarebbe possibile finchè resiste la Costituzione, ma la Meloni appartiene alla stessa famiglia politica di Netanyahu e di Trump. Gli abbracci della Meloni a Netanyahu, i ripetuti viaggi di Salvini in Israele dove ha espresso sostegno politico incondizionato al governo israeliano, definendo “assurda” la richiesta di arresto avanzata dalla Corte penale internazionale nei confronti di Netanyahu, testimoniano l’esistenza di uno stretto legame politico fra i due governi. Un legame che emerge con chiarezza quando il veto italiano (assieme a quello della Germania) impedisce la sospensione dell’Accordo di associazione dell’UE con Israele. Un legame che va molto oltre la simpatia politica. L’assordante silenzio del governo italiano verso il massacro della popolazione palestinese di Gaza, verso le stragi commesse in Libano e la criminale pulizia etnica in Cisgiordania, non esprime soltanto indifferenza alle tragedie in corso; l’espresso boicottaggio per le determinazioni della Corte Internazionale di Giustizia e della Corte penale internazionale, trasformano l’italica ignavia in complicità.  Quando si è complici, legati da un pactus sceleris non si può alzare la voce se subiamo uno sgarbo dal nostro socio.  Questi ultimi eventi dimostrano quanto sia indispensabile una svolta politica per restituire al nostro paese la dignità politica perduta. Le forze politiche democratiche devono unirsi in un nuovo Comitato di liberazione nazionale per liberare l’Italia dalla nuvola nera che sta intossicando la nostra vita e oscurando il nostro futuro.

Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 al dicembre 2021 è stato in servizio presso la Corte di Cassazione con funzioni di Consigliere e poi di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019), il Mondo che verrà (edizioni Delta Tre, 2022)

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