Alla vigilia dello scoppio della Prima guerra mondiale una serie di intellettuali, leggendo i segni dei tempi, avevano avvertito i presagi della tempesta che stava per scatenarsi. A fronte di questa prospettiva di orrore, la loro risposta fu non soltanto di mettersi alla testa dei movimenti nazionalisti che invocavano la guerra, come fece Gabriele D’Annunzio, ma addirittura di precederli e di celebrare lo splendore del bagno di sangue (altrui) che stava per arrivare. Si cominciò col manifesto dei futuristi (1909) scritto da Filippo Marinetti: “Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna”. Si giunse al delirio con l’articolo Amiamo la guerra! di Giovanni Papini, con passi come questi: “Finalmente è arrivato il giorno dell’ira dopo i lunghi crepuscoli della paura… Amiamo la guerra ed assaporiamo da buongustai la sperata vendemmia di sangue…”.
Papini e Marinetti furono accontentati dalla Storia. In Italia il raccolto della vendemmia di sangue fu abbondantissimo: 650 mila caduti in soli tre anni di combattimenti infernali. Indubbiamente l’entusiasmo dei poeti per la morte (altrui) non fu capito dalla massa del popolo, specialmente dalle madri che non riuscivano a comprendere la bellezza di sacrificare i propri figli a maggior gloria di casa Savoia.
I profeti di sventura sono una categoria che si rigenera. Non sono bastati quattro anni di spargimento di sangue sulla frontiera ucraina, con oltre un milione fra morti e feriti da entrambe le parti. Gli agenti della morte nera sono riusciti a sventare l’accordo di pace negoziato a Istanbul da Russia e Ucraina nel marzo-aprile del 2022 e hanno lavorato alacremente per prolungare all’infinito il “caldo bagno dci sangue nero”.
Ma non basta. I profeti di sventura hanno agito nelle istituzioni europee, nella Nato e nelle cancellerie dei principali Paesi per preparare l’esplosione di una vera e propria guerra mondiale. La Von der Layen vuole che l’Europa sia pronta alla guerra per il 2030, mentre la Germania ha iniziato uno straordinario programma di riarmo che non si vedeva dai tempi del Terzo Reich. Questa corsa verso la guerra, però, incontra un grosso ostacolo sul suo cammino: il popolo. Ovviamente la gente non vuole la guerra, come riconosceva persino Hermann Göring: “Naturalmente la gente comune non vuole la guerra, né in Russia né in Inghilterra né in America, né, per quel che conta, in Germania”. È proprio questo il problema più arduo che i profeti di sventura devono fronteggiare: non basta costruire cannoni, bisogna superare l’ottusa diffidenza dei popoli per la guerra.
Antonio Scurati ha sviluppato questo tema in un articolo pubblicato su Repubblica il 4 marzo 2025, intitolato “Dove sono ormai i guerrieri d’Europa?”. Scurati assume che l’Europa, dopo ottant’anni di pace, ha progressivamente smarrito non solo le capacità militari, ma soprattutto la disposizione antropologica e psicologica al combattimento e si duole della carenza di guerrieri. Non bastano le armi: c’è “bisogno di giovani uomini (e di donne, se volete) capaci, pronti e disposti ad usarle. Vale a dire di uomini risoluti a uccidere e a morire”. Questo problema della scarsa predisposizione antropologica al combattimento preoccupa seriamente una delle più autorevoli esponenti della pattuglia dei profeti di sventura, Nathalie Tocci che, in un articolo pubblicato dall’Economist il 16 luglio, ci comunica che la guerra è più vicina che mai e osserva con sgomento che, alla luce di un sondaggio Gallup del 2024, il 74% degli italiani non è disposto a combattere. Come fare per convincere questa massa di pecoroni a esercitarsi nell’arte della guerra? La Tocci ha un’idea geniale: inviamo subito una forza militare in Ucraina. “Un modo per irrobustire le popolazioni consiste nell’inviare truppe sul terreno in Ucraina… Una forza europea di rassicurazione, dunque, servirebbe a ben poco all’Ucraina. Ma dispiegarla fin d’ora, prima di un ipotetico cessate il fuoco, potrebbe giovare all’Europa, favorendo nei cittadini lo sviluppo di una mentalità che li prepari meglio alla guerra. Certo, ciò esporrebbe i soldati europei a gravi rischi… Se soldati europei fossero schierati in Ucraina, la realtà della guerra apparirebbe molto più vicina”.
Insomma, dobbiamo essere pronti a versare il nostro sangue, così finalmente capiremo come si acquista lo spirito bellico. Lo ha chiesto anche Macron nel suo discorso alle Forze armate del 13 luglio. A questo punto la migliore risposta che possiamo dare a Scurati, Tocci, Macron e compagnia bella è quella di un celebre canto francese, Il disertore: “Per cui se servirà del sangue ad ogni costo / donate pure il vostro / se a voi piacerà”.
(articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 30 luglio 2026 con il titolo: Tocci si mette l’elmetto ma il sangue lo versiamo noi)
Carpo Mimmo, splendido articolo.
Mi rifaccio anche a Olindo Guerrini e …..Totò:
*ARMIAMOCI E PARTITE*
Gentile Domenico Gallo , vedrai : Natalie Tocci , Dio non voglia che i presagi di guerra siano profetici, troverà’ una motivazione dí Scienza , Sociologia e Filosofia Politiche per spiegare all’opinione pubblica perché sarà’ passata con Meloni e forse addirittura con Vannacci .
La letteratura non solo saggistica, ma anche narrativa ci ha illustrato molti processi delle personalità degli umani ♀️