Il P.M. Spataro è fuggito a Cuba

I boatos dilagavano nel palazzo di giustizia di Milano ormai da molti giorni, si diffondevano nei capannelli di cronisti e di avvocati. Tutti ne parlavano, ma nessuno aveva una spiegazione. Da alcuni giorni il dr. Armando Spataro non si recava più al lavoro nel suo ufficio alla Procura di Milano. L’incertezza fu rotta da uno scoop del giornale Libero che pubblicò un articolo con un titolo a 4 colonne: “Il P.M. Spataro è fuggito”. L’articolo scritto dal vicedirettore, Renato Farina (l’agente Betulla) ipotizzava che Spataro, non era stato rapito, ma si era reso irreperibile per motivi di cuore, lasciando intendere che non si poteva escludere che fosse fuggito a Cuba, meta molto ambita nell’ambito del turismo sessuale. In realtà la procura di Milano, fin dal primo giorno della sua scomparsa, aveva aperto un fascicolo, affidando le indagini del caso al nuovo capo della Digos di Milano, il Commissario Montalbano, recentemente trasferitosi da Vigata.

Il Commissario avviò immediatamente le indagini cercando di ricostruire il percorso del dr. Spataro che la mattina della scomparsa era uscito regolarmente di casa ma non era mai arrivato in Tribunale. Nel corso dell’indagine Montalbano e si era imbattuto in una testimone oculare, una donna egiziana, che essendo extracomunitaria, non aveva ancora assimilato il costume nazionale dell’omertà.

La donna riferì che alle 12,25 del 17 febbraio, in via Guerzoni un furgone bianco si era accostato al marciapiede ed erano scesi giù due energumeni, che avevano afferrato l’Armando, tirandolo dentro il furgone. Dopo solo quarantottore da questa deposizione, sul tavolo del Commissario Montalbano giunse un rapporto riservatissimo del Sismi, firmato dal suo Direttore in persona, il gen. Pollari, che comunicava che il Servizio segreto aveva immediatamente attivato i canali internazionali e svolto delle indagini appropriate. In particolare Pollari faceva presente di aver saputo dal Capo della Cia in Italia, il sig. Jeff Castelli, e dal suo vice, il Capo della stazione Cia di Milano, il sig. Bob Lady, che Spataro aveva iscenato il suo rapimento per poter scomparire senza lasciare tracce di sé e rifarsi una nuova vita in un’altra parte del mondo con i proventi illeciti accumulati con il suo lavoro, in particolare, grazie ad un finanziamento che gli aveva fatto pervenire Bin Laden.

Malgrado l’autorevolezza della fonte, il commissario Montalbano, non appariva del tutto convinto e continuò ad indagare sulla pista del rapimento. Le indagini però languivano, fin quando Montalbano non ebbe un’intuizione geniale, si affidò al motore di ricerca Google. In pochi istanti venne fuori un articolo pubblicato dal Wall Street Journal il 26 febbraio 2007. Leggendo l’articolo Montalbano trasalì. Spataro veniva definito una canaglia (come gli Stati canaglia) e veniva accusato di aver commesso un atto di ostilità (cioè di guerra) nei confronti degli Stati Uniti, per aver istruito un processo conclusosi con il rinvio a giudizio di 25 spioni della Cia e di un tenente colonnello della US Air Force. Quel giornale – pensò Montalbano – è il portavoce (non ufficiale) della Cia. Contro gli Stati canaglia si può usare la forza senza complimenti e contro i nemici combattenti la Cia può operare in qualsiasi paese del mondo per neutralizzarli, catturandoli e portandoli a Guantanamo.

Montalbano ebbe una vera e propria illuminazione: dietro la scomparsa del dr. Spataro si poteva celare una “extraordinary rendition”.

A quel punto le indagini fecero una svolta. Attraverso l’analisi delle celle radio base (le antenne dei cellulari), Montalbano scoprì che in via Guerzoni al momento del sinistro erano attivi 17 cellulari. Gli stessi cellulari risultavano presenti dopo alcune ore nei pressi della base di Aviano. Dalle telecamere dei Vigili urbani, Montalbano riuscì ad identificare il furgone che, avendo viaggiato nelle corsie preferenziali era stato segnalato dalla Polizia urbana. Il furgone era stato avvistato anche da un gruppo di Nato-watching, che presidiava la base di Aviano, che aveva confermato il suo ingresso alla base verso le h. 17,00. Attraverso un’altra indagine con Google, Montalbano scoprì che quello stesso giorno alle h. 18,20 un aereo di copertura della CIA (un Learjet con la sigla militare “Spar 92” che significa “personaggio non identificabile a bordo”) era decollato con destinazione Ramstein, la base Usa in Germania, che ospita anche il comando della CIA. Da qui alle 20,31 un secondo Jet executive (codice N85VM), un Gulf Stream privato, intestato ad una nota squadra di baseball di Boston, i “Red Sox”, partiva con destinazione Palma di Maiorca, che notoriamente è lo scalo intermedio per i voli diretti a Guantanamo.

Ma la conferma definitiva Montalbano la ebbe da un turista italiano di ritorno da Cuba che riferì di aver visto, dietro le sbarre delle gabbie a cielo aperto di Guantanamo un tale con una tunica arancione, che assomigliava in modo impressionante al P.M. Spataro.

Quando si diffuse questa notizia, il Giornale Libero sparò un titolo in prima pagina: avevamo ragione noi, il P.M. Spataro è a Cuba.

Domenico Gallo

Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 è in servizio presso la Corte di Cassazione, attualmente ricopre le funzioni di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019)