Gerusalemme: la porta girevole

Quando il 5 dicembre dello scorso anno, con orgoglio, Donald Trump annunciò che avrebbe trasferito a Gerusalemme l’ambasciata americana, tutti hanno avvertito che questo irresponsabile strappo alla legalità internazionale avrebbe gettato ulteriore benzina sul fuoco del conflitto politico e religioso fra Israele ed il mondo arabo-musulmano, che costituisce il motore primo, la madre di tutte le guerre che sconvolgono il Medio Oriente.

Quando il 14 maggio l’ambasciata è stata aperta in gran pompa a Gerusalemme ed è stata battezzata da Ivana Trump, allora è emerso il vero significato di quesuta to atto. In realtà Trump e Netanyahu hanno scavato un condotto che porta dritto verso l’inferno e lo hanno chiuso mettendoci sopra una porticina con la scritta: ambasciata americana. Ma si tratta di una porta girevole: da un lato fa accedere ad un ambiente raffinato dove persone profumate, ricche e ben vestite si scambiano sorrisi compiaciuti; se la porta si gira, ecco che fuoriescono delle forze infernali che seminano morte terrore e lutti.

Mentre nelle sale ovattate dell’ambasciata si brindava all’umiliazione dei palestinesi, a Gaza l’esercito di Israele difendeva coraggiosamente i confini della patria dalle proteste dei dannati.

La difesa è avvenuta in questo modo: quando gruppi di manifestanti si sono avvicinati alla recinzione, armati solo di aquiloni e pneumatici, i soldati israeliani, l’artiglieria e i droni hanno cominciato a sparare pesantemente e senza interruzione non solo contro di loro, ma anche contro la folla che si trovava lontana dalla barriera, facendo una strage.

Sul terreno sono rimasti 55 civili palestinesi uccisi, tra cui 6 minorenni e un disabile su sedia rotelle, oltre 2.700 feriti, tra cui 203 bambini, 78 donne, 8 giornalisti e 11 paramedici. Almeno 150 i feriti gravi, perché il fuoco israeliano ha voluto colpire testa, collo e torace. Ospedali da campo, ambulanze, personale medico e sanitario sono stati deliberatamente presi di mira impedendo loro di avvicinarsi ai feriti. In effetti sparare sulle ambulanze è vantaggioso perché incrementa il risultato in termini di vittime.

Nella Striscia gli ospedali, già provati dall’assedio, dalle guerre precedenti e dal carico di feriti delle ultime settimane, oltre 8000 (secondo il Ministero della Salute) , sono al collasso e non riescono più a far fronte alle nuove necessità.

Senonché l’irruzione delle forze infernali, che sono uscite da quella porta girevole, non può essere misurata solo con la macabra contabilità dei morti e feriti. Gli effetti sono molto più profondi e duraturi. Si sta creando un oceano di odio sul quale galleggiano i due popoli, costretti a convivere nello stesso contesto geografico, che renderà la riconciliazione e la pace impossibile per generazioni e generazioni.

L’assordante silenzio dei leaders politici italiani, che sono stati capaci di non battere ciglio di fronte a questi funesti eventi, non sappiamo se è frutto di viltà o semplicemente di cinismo, quello che è sicuro, però, è che se si continua ad accreditare Israele come un avamposto dell’Occidente e a lasciargli mano libera, una parte di questo oceano di odio si riverserà anche su di noi.

Per favore chiudete quella porta!

Domenico Gallo

Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 è in servizio presso la Corte di Cassazione, attualmente ricopre le funzioni di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019)

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