Il morbo infuria

Il pan ci manca / sul ponte sventola bandiera bianca…

La dolente lirica (le ultime ore di Venezia) con la quale Arnaldo Fusinato  descrive l’agonia delle Repubblica di Venezia che, stremata dall’epidemia di colera e dalla fame, il 27 agosto 1849 si arrese agli austriaci, può essere rivisitata come una metafora del tempo attuale nel quale due mali stanno affliggendo il nostro Paese, la pandemia (il morbo) e la fame, cioè la nuova povertà generata dall’epidemia. Proprio nella settimana in cui i numeri della pandemia hanno subito un’impennata paurosa, provocando una rincorsa di provvedimenti restrittivi fra Governo e governatori regionali, è stato diffuso il nuovo rapporto di Caritas Italiana dal titolo “Gli anticorpi della solidarietà”  pubblicato in occasione della Giornata mondiale di contrasto alla povertà (17 ottobre). Il rapporto cerca di restituire una fotografia dei gravi effetti economici e sociali dell’attuale crisi sanitaria legata alla pandemia da Covid-19. I dati della statistica pubblica definiscono lo scenario entro il quale ci muoviamo: il nostro Paese registra nel secondo trimestre del 2020 una marcata flessione del Pil; l’occupazione registra un calo di 841mila occupati rispetto al 2019; diminuisce, inoltre, il tasso di disoccupazione a favore però di una vistosa impennata degli inattivi, cioè delle sempre più numerose persone che smettono di cercare lavoro. Sembra dunque profilarsi il tempo di una grave recessione economica che diventa terreno fertile per la nascita di nuove forme di povertà, proprio come avvenuto dopo la crisi del 2008. Il rapporto analizza il periodo maggio-settembre del 2019 e confrontandolo con lo stesso periodo del 2020 emerge che da un anno all’altro l’incidenza dei “nuovi poveri” passa dal 31% al 45%: quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta. Aumenta in particolare il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, dei nuclei di italiani che risultano in maggioranza (52% rispetto al 47,9 % dello scorso anno) e delle persone in età lavorativa; cala di contro la grave marginalità. A fare la differenza, tuttavia, rispetto allo shock economico del 2008 è il punto dal quale si parte: nell’Italia del pre-pandemia (2019) il numero di poveri assoluti è più che doppio rispetto al 2007, alla vigilia del crollo di Lehman Brothers.

Quello che il Covid-19 ha messo in evidenza è il carattere mutevole della povertà. Di fronte a una situazione “inedita”, occorrono strumenti di analisi e di intervento adeguati al mutato contesto, ferma restando l’indispensabilità delle misure di sostegno ai soggetti più vulnerabili.  In particolare, osserva il rapporto che ci sarà dunque bisogno di:

  • mettere in relazione i dati sulla povertà (assoluta e relativa) con dati sui percettori delle misure di contrasto;
  • realizzare analisi di lungo periodo per monitorare come cambiano le condizioni di vita delle persone in povertà e se e come su di esse incidano le misure pubbliche;
  • concepire le misure nazionali di contrasto alla povertà come un “work in progress”, che, a partire da un attento e sistematico lavoro di monitoraggio e valutazione del loro funzionamento e del loro impatto sulle vite delle persone vengano periodicamente “aggiustate” per poter adeguarsi e meglio rispondere alle trasformazioni in corso e per affrontare l’incertezza;
  • intercettare le cause della povertà, come dice papa Francesco: “lottare contro le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, della casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi” (3 Ottobre 2020). Solo in questo modo invece di accettare passivamente e in blocco il presente, si forniscono elementi a partire dei quali proiettarsi in un futuro di concreto cambiamento.

A questo punto bisogna capire se le scelte di programmazione economica che si andranno a fare, utilizzando anche le ingenti risorse che vengono dall’Europa possano risultare efficaci per invertire il trend della povertà e rilanciare l’occupazione in un quadro di sviluppo sostenibile. Nel bene e nel male il Documento programmatico di Bilancio 2021 del governo da poco inviato alla Commissione europea anticipa le misure della prossima finanziaria e delinea l’orizzonte che ci attende. Come ha osservato l’economista Roberto Romano:  “Le misure fiscali, cioè tagli di contributi e agevolazioni, sono preminenti, ed esplicitano la politica economica del governo; gira e rigira la politica economica di tutti i governi è sempre la stessa: riduzione del carico fiscale e sostegno (agevolazione) agli investimenti privati.  Siamo sicuri che è di questo che abbiamo bisogno?

Domenico Gallo

Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 è in servizio presso la Corte di Cassazione, attualmente ricopre le funzioni di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019)

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