Intimidazione dei giudici, Salvini ci riprova

La canea scatenata contro la giudice Apostolico, mira a colpire l’imparzialità dei giudici, attraverso l’intimidazione. L’effetto di questi atti d’intimidazione di norma non colpisce il magistrato “manganellato”, che ha dato prova di coraggio e di dirittura morale, ma tutti gli altri si, ed induce una crescita del conformismo nella corporazione dei giudici.

Il provvedimento della giudice di Catania Iolanda Apostolico, oltre ad essere una lezione di diritto costituzionale, è un esempio perfetto di come si esercita (o meglio si dovrebbe esercitare) la funzione del giudice. Nell’architettura dei poteri della democrazia costituzionale, la giurisdizione costituisce un potere di controllo indipendente da ogni altro potere ed indifferente all’indirizzo politico di maggioranza, quale che esso sia. La Costituzione garantisce l’indipendenza effettiva del potere giudiziario allo scopo di consentire ai giudici di censurare gli eventuali abusi di poteri pubblici e privati a danno dei diritti inviolabili dell’uomo. 

La funzione di controllo esercitato da un potere giudiziario indipendente è sempre fastidiosa per chi esercita un potere politico, ma diventa particolarmente indigesta quando, per dirla con i Giuristi democratici:”È in carica un governo che ha deciso di considerarsi fautore, promotore ed impositore di nuove regole del vivere civile ed istituzionale che non hanno legittimazione nel nostro Paese, che non hanno riscontro e fondamento nella Costituzione repubblicana, a cui per primo dovrebbe dare osservanza”.   In questo contesto l’esigenza di addomesticare la giurisdizione diventa fondamentale per chi esercita il potere politico di governo. Infatti nelle “democrazie illiberali”, il primo presidio dello Stato di diritto ad essere attaccato è proprio l’esercizio indipendente del potere giudiziario, come accade in Polonia ed Ungheria. Nel nostro ordinamento non è facile ridurre l’indipendenza reale del giudiziario perché – purtroppo – c’è la Costituzione, tuttavia una strada c’è: l’intimidazione. La pratica dell’intimidazione diretta dei magistrati è stata avviata in un epoca in cui Salvini svolgeva le funzioni di Ministro dell’Interno. Il 5 giugno del 2019 fu resa pubblica una nota del Viminale dalla quale emergeva che il ministro dell’interno aveva dato mandato ai suoi uffici di “tracciare” le uscite pubbliche di tre magistrati, Matilde Betti,  presidente della prima sezione del tribunale civile di Bologna, Luciana Breggia, presidente della sezione specializzata sull’immigrazione del Tribunale di Firenze e Rosaria Trizzino, presidente di una Sezione del TAR di Firenze, mettendo a fuoco le loro attività extraprocessuali come partecipazioni a presentazioni di libri, collaborazioni a riviste, persino la posizione in platea accanto a esponenti delle Ong in occasione di manifestazioni pubbliche. Un attacco senza precedenti quello di Salvini ai giudici che, applicando la Costituzione, avevano osato esprimersi a sfavore dei suoi provvedimenti, considerati colpevoli aver assunto «posizioni in contrasto con le politiche del governo in materia di sicurezza, accoglienza e difesa dei confini”.

Questa formula richiama un precedente illustre nel nostro ordinamento, la legge 24 dicembre 1925 n. 2300 (“Dispensa dal servizio dei funzionari dello Stato”, in Gazzetta ufficiale n. 2 del 4 gennaio 1926) che consentiva al Governo del Re, fino al 31 dicembre 1926, di dispensare dal servizio quei magistrati che «per ragioni di manifestazioni compiute in ufficio o fuori di ufficio, non diano piena garanzia di un fedele adempimento dei loro doveri o si pongano in condizioni di incompatibilità con le generali direttive politiche del Governo».

Si tratta della stessa contestazione che oggi viene mossa alla giudice Apostolico. Ha iniziato la Presidente del Consiglio che si è detta basita per una decisione giudiziaria che cozza: “contro i provvedimenti di un governo democraticamente eletto”. Una volta che la Meloni ha dato il là, è partita la manganellatura politica (con interrogazioni parlamentari) e mediatica dei giornali di regime. A questo punto è intervenuto Salvini, che non ha perso il vizio di “tracciare” le uscite pubbliche dei magistrati, diffondendo un video che mostra la presenza della magistrata ad una manifestazione di protesta svoltasi a Catania per contestare un gravissimo abuso di potere commesso dallo stesso Salvini in qualità di Ministro dell’Interno, impedendo lo sbarco di 177 migranti recuperati in mare dalla nave Diciotti della Guardia Costiera. Un abuso per il quale il Tribunale dei Ministri di Catania aveva chiesto il suo rinvio a giudizio per sequestro di persona.

Di fronte a tanta improntitudine, è necessario stroncare le insinuazioni sul declamato difetto di imparzialità della giudice. L’imparzialità non ha niente a che vedere con la politica o con le opinioni politiche espresse dai cittadini che esercitano funzioni giudiziarie. L’imparzialità è una caratteristica strutturale dell’esercizio del potere giudiziario che attiene alla libertà di coscienza del giudice, che quando assume una decisione lo deve fare libero da condizionamenti, senza temere nulla e senza aspirare ad ottenere vantaggi. La canea scatenata contro la giudice Apostolico, mira proprio a colpire l’imparzialità dei giudici, attraverso l’intimidazione. L’effetto di questi atti d’intimidazione di norma non colpisce il magistrato “manganellato”, che ha dato prova di coraggio e di dirittura morale, ma tutti gli altri si, ed induce una crescita del conformismo nella corporazione dei giudici, che sono indotti a sbiadire il loro ruolo di controllo per non andare incontro a delle grane. Non è un caso, infatti, che nel Consiglio Superiore della Magistratura la richiesta di una pratica a tutela della giudice Apostolico, non sia stata firmata dagli esponenti della corrente Magistratura indipendente. L’intimidazione dei giudici è un’azione eversiva che deve essere stroncata, se vogliamo mantenere in vita il progetto di democrazia che ci hanno lasciato i padri costituenti.

(Una versione ridotta di questo articolo è stata pubblicata sul Fatto Quotidiano del 7 ottobre con il titolo: L’intimidazione alla Apostolico è una pratica che parte dal 2019)

Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 al dicembre 2021 è stato in servizio presso la Corte di Cassazione con funzioni di Consigliere e poi di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019), il Mondo che verrà (edizioni Delta Tre, 2022)

3 pensieri riguardo “Intimidazione dei giudici, Salvini ci riprova”

  1. Vabbè ma è fin troppo evidente che la politica, non sapendo come risolvere un problema complesso, la butti in caciara. Così facendo distoglie l’attenzione dell’o.p. dai problemi veri (costi dell’energia, povertà diffusa, guerra inutile e dannosa, debito pubblico e mercati finanziari) e magari racimola pure quanche consenso, atteso lo stato gravidico perenne delle madri degli imbecilli.

  2. Intimidazione eversiva terribile realtà nella quale stiamo vivendo.
    Un governo che straborda di negatività,di sorprusi,di abusi perché si sente padrone e decide in base a quello che non ha valore ,non conta ,non valorizza quello che abbiamo di positivo.

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