Io obietto la guerra è il titolo della legge di iniziativa popolare depositata da Emergency per la raccolta delle firme nel quadro della campagna R1PUD1A contro la militarizzazione delle società, a cui in quasi due anni hanno aderito oltre 650 Comuni, 1.500 scuole e oltre 300 festival e luoghi della cultura.
“L’Italia ripudia la guerra”, recita l’articolo 11 della Costituzione, ma le scelte politiche perseguite dall’Italia e dagli altri paesi europei vanno in direzione ostinata e contraria: hanno riabilitato la guerra come strumento ordinario della politica, hanno resuscitato l’immagine del nemico alle porte, vogliono il riarmo dei nostri paesi per essere pronti alla guerra nel 2030 (Readiness 2030), che ci presentano come inevitabile. Poiché il riarmo non è sufficiente vogliono creare uno spirito bellico nella popolazione per oscurare le coscienze, soprattutto dei giovani, e prepararli a combattere. I principali mezzi di comunicazione si fanno megafoni di questa politica, intellettuali arruolati si dolgono della nostra scarsa vocazione antropologica e psicologica al combattimento e invocano il “bisogno di giovani uomini (e di donne, se volete) capaci, pronti e disposti a usarle (le armi). Vale a dire di uomini risoluti a uccidere e a morire” (Scurati, 4 marzo 2025).
Se questo è il futuro che i principali poteri ci prospettano, noi abbiamo ancora la possibilità di cambiarlo. Una celebre poesia di Bertolt Brecht, (Generale, il tuo carro armato), ha messo in evidenza quanto sia determinante il fattore umano negli eventi bellici: “Generale, l’uomo fa di tutto/Può volare e può uccidere/ma ha un difetto: può pensare”.
La coscienza individuale è la forza che può sventare questo destino. Possiamo dire no alla guerra, possiamo rifiutarci di fornire i nostri corpi, il nostro cuore e le nostre menti ai progetti di morte della macchina bellica. L’obiezione di coscienza è un diritto costituzionalmente tutelato che ha il suo fondamento nella dignità umana e nei diritti inviolabili: “A livello dei valori costituzionali, la protezione della coscienza individuale si ricava dalla tutela delle libertà fondamentali e dei diritti inviolabili riconosciuti e garantiti all’uomo come singolo, ai sensi dell’art. 2 della Costituzione – afferma la Corte costituzionale, che così prosegue – La sfera intima della coscienza individuale deve essere considerata come il riflesso giuridico più profondo dell’idea universale della dignità della persona umana” (Corte cost., sent. n. 467 del 1991).
Il riconoscimento dell’obiezione di coscienza all’uso delle armi in Italia ha attraversato un iter giurisprudenziale e legislativo lungo e complesso culminato nella legge 230 del 1998, che ha riconosciuto l’obiezione di coscienza al servizio militare come un diritto soggettivo attribuendo pari dignità al servizio militare e a quello civile sostitutivo. In questo contesto, con la fine della Guerra fredda si è proceduto a una ristrutturazione dello strumento militare che ha comportato una forte riduzione delle strutture e del personale in servizio e la sospensione della leva obbligatoria.
La leva, però, non è stata abolita, può essere ripristinata con un semplice decreto del presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, in caso di guerra o di gravi crisi internazionali, sono state abrogate, invece, le norme relative all’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza di cui alla legge n. 230 del 1998.
I Comuni devono continuare a compilare le liste di leva perché il servizio militare obbligatorio può essere ripristinato in ogni momento, ma se ciò accadesse, i coscritti non potrebbero esercitare il diritto all’obiezione di coscienza all’uso delle armi. In questo modo, con un tratto di penna è stato cancellato un processo di maturazione civile e di evoluzione giuridica durato oltre cinquant’anni e si è creato un vuoto di tutela giuridica dei valori della coscienza che non può essere tollerato. La legge di iniziativa popolare proposta da Emergency punta proprio a ripristinare il diritto all’obiezione di coscienza per i giovani che vengono iscritti nelle liste di leva e a consentire a tutti igli altri cittadini, uomini e donne, di iscriversi nel registro degli obiettori del proprio Comune di residenza e di effettuare obiezione di coscienza rispetto ad attività connesse e/o funzionali alla guerra. Questa proposta non si limita a tutelare il diritto individuale all’obiezione di coscienza, ma ci fornisce uno strumento per organizzare e far emergere il rifiuto collettivo delle scelte di militarizzazione che la politica vuole imporci, così da seppellire sotto una valanga di no i profeti di sventura che agitano lo spettro della inevitabilità della guerra.
Le firme vengono raccolte collegandosi al sito:
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/7700001