La Costituzione non si può uccidere

Dopo un lungo attacco al diritto, alla giustizia e alla libertà d’informazione una maggioranza estranea alla storia, alla cultura ed ai valori della Resistenza, sta per portare a termine l’attacco finale alla Costituzione italiana.

Il disegno di riforma della II parte della Costituzione che oggi viene approvato in prima lettura dal Senato è un progetto eversivo che getta alle ortiche la Costituzione nata dalla Resistenza, cancellando il suo frutto principale: l’ordinamento democratico.

Al suo posto viene introdotto un ordinamento fondato sul Governo (personale) del Primo Ministro, al quale vengono attribuiti poteri superiori a quelli che la legge del 24 dicembre 1925 (Attribuzioni e Prerogative del Capo del Governo, Primo Ministro) attribuì a Mussolini, instaurando il regime fascista, che gli studiosi dell’epoca consideravano una forma di governo basata sul primato del Primo Ministro. Come se non bastasse, il prezzo pagato per questo mutamento di regime, sarà la demolizione dell’universalità dei diritti, strettamente collegata allo sfascio dell’unità nazionale prodotto dalla c.d. devolution. Bossi ha ragione di esultare e di presentare ai suoi elettori, nella prossima campagna elettorale, il trofeo conquistato sul campo: le spoglie della Repubblica italiana.

Uccidere una Repubblica, però, non è operazione da poco: dipende da quanto siano salde le sue fondamenta.

La nostra Costituzione è la casa comune che ha consentito al popolo italiano negli ultimi cinquant’anni di affrontare le tempeste della Storia, salvaguardando, nell’essenziale, la pace, la libertà, i diritti fondamentali degli individui e quelli delle comunità. Essa ha contribuito a formare l’identità nazionale, per cui oggi non è possibile pensare al popolo italiano separato dai suoi istituti di libertà, dal grande pluralismo dei corpi sociali, dalla distribuzione dei poteri, dalla partecipazione popolare, dalla passione per il bene pubblico.

La sostituzione della Costituzione con l’editto Bossi-Berlusconi, colpisce l’identità stessa del popolo italiano come comunità politica, distruggendo quell’ordinamento attraverso il quale si sostanzia la democrazia e si garantisce il rispetto della dignità umana alle generazioni future.

In questo modo, demolendo le istituzioni della democrazia, si disfa l’Italia, trasformando il popolo italiano in un aggregato di individui in perenne competizione tra loro, in una folla anonima, adatta ad essere plasmata da un nuovo Duce.

Possono toglierci tutto, ma non l’identità. D’altro canto se il popolo italiano dovesse perdere la sua identità di comunità politica organizzata in ordinamento democratico, avrebbe perso tutto.

Se la riforma dovesse passare, il frutto della Resistenza sarebbe cancellato ed il suo patrimonio disperso per sempre.

Il fatto è che la Costituzione italiana non è stata scritta sulla sabbia e non può essere portata via dalle onde. E’ stata scritta, per dirla con Calamandrei, sulla roccia. “Sulla roccia di un patto giurato fra uomini liberi che volontari si adunarono, per volontà, non per odio, decisi a riscattare la vergogna ed il terrore del mondo.”

Oggi, come allora, è necessario ritrovare lo stesso spirito, la stessa coscienza di un dovere civile da adempiere: sconfiggere il progetto di demolizione della Costituzione repubblicana, attraverso la mobilitazione popolare ed il referendum, per ricostruire il primato della convivenza civile orientata al perseguimento del bene comune. Fondamento morale senza il quale non può vivere una democrazia.

Domenico Gallo

Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 è in servizio presso la Corte di Cassazione, attualmente ricopre le funzioni di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019)