Tre scenari

Mentre in Europa la tempesta della pandemia sembra uscita dalla sua fase più acuta, consentendo il passaggio ad una fase 2, con la graduale rimozione delle restrizioni che avevano  paralizzato la nostra vita sociale, diventa sempre più evidente la gravità della crisi economica e l’esigenza di ricostruire un mondo nuovo dopo che il virus ha disvelato la fragilità e l’insostenibilità dei sistemi economico sociali vigenti. Secondo un recente pamphlet del prof. Vittorio Emanuele Parsi (Vulnerabili: Come la pandemia cambierà il mondo), vi sono tre scenari possibili per la politica internazionale.

Il primo è quello della Restaurazione, nel quale, esattamente come avvenne nel 1815, prevarrà l’illusione di poter tornare a ricostituire l’ordine del sistema politico ed economico (tanto domestico quanto internazionale) “come se” quello della pandemia fosse stato un lungo, drammatico incidente di percorso. L’ Unione europea sopravvivrebbe, tornando a una visione “budgettaria” della politica.

Il secondo scenario è quello della fine dell’impero. Se l’UE fallisse la sfida della solidarietà e della condivisione il suo destino politico sarebbe segnato. Ci sarebbe un forte rimbalzo nella direzione del sovranismo populista che travolgerebbe la Ue e la democrazia negli Stati nazionali. Avremmo regimi leaderistici a mobilitazione politica dall’alto.

Il terzo scenario è quello del Risorgimento che si verificherà se l’impatto devastante della pandemia farà sorgere delle straordinarie opportunità di cambiamento come avvenne in America dopo la crisi del 29 ed in Europa dopo la seconda guerra mondiale.

Sono le scelte che si compiono in questo momento cruciale che determineranno il passaggio ad uno scenario o ad un altro. In questo momento il nostro cielo si sta coprendo di nubi tempestose solcate dai lampi del sovranismo, che lasciano intravedere all’orizzonte il secondo scenario, quello più cupo. Il 5 maggio la Corte costituzionale federale tedesca, pronunciandosi sul programma di acquisto dei titoli sovrani da parte della  BCE (Quantitative easing), promosso da Draghi nel 2015 ha emesso una sentenza che sostanzialmente mette in discussione tale programma, sconfessa la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che, nel 2018, ne aveva riconosciuto la legittimità, e intima un ultimatum di tre mesi alla BCE per giustificare il piano di acquisti di titoli sovrani, scaduti i quali la Bundesbank (la principale azionista con il 26%) dovrà interrompere gli acquisti e anzi rivendere i titoli comprati. Anche se la sentenza non riguarda il programma di acquisti straordinari da 750 miliardi di euro legato alla pandemia Coronavirus, i paletti posti dalla Corte federale inevitabilmente si riverberanno sul programma legato all’emergenza della pandemia, ostacolando la partecipazione della Germania.

Se si considera che la Pandemia costringe tutti gli Stati ad accrescere l’indebitamento, il venir meno del volume di fuoco degli acquisti da parte della BCE farebbe schizzare alle stelle il peso degli interessi rendendolo insostenibile per tutti i paesi del Sud Europa, a cominciare dall’Italia, con ripercussioni catastrofiche per le economie periferiche e di conseguenza per la stabilità della zona dell’euro nel contesto della profonda crisi attuale. Si tratta di una sentenza “sovranista”, la Corte di Karlsruhe è intervenuta sulla base di un ricorso presentato da esponenti del partito conservatore Bavarese e dal fondatore della Afd (il partito neonazista) Bernd Luecke, rivali politici ma accumunati dall’avversione sovranista per ogni principio di solidarietà.

Non solo in Germania, anche in Italia si accendono i lampi del sovranismo, gettando una luce sinistra nel nostro orizzonte nazionale. Con il fermo amministrativo della navi Alan Kurdi e Aita Mari, il Mediterraneo è stato svuotato delle navi di soccorso delle ONG, mentre al mercantile Marina, che il 3 maggio ha recuperato 78 naufraghi a 30 miglia a sud di Lampedusa, non è stato ancora indicato un porto di sbarco. Secondo il decreto porti, il salvataggio spetta allo Stato di bandiera, quindi il cargo dovrebbe attraversare l’Atlantico e sbarcare i profughi nell’isola Antigua Barbuda. Insomma la politica sovranista avviata da Salvini di controllo dell’immigrazione mediante il naufragio è tornata in auge.

L’emergenza sanitaria ha reso ancora più drammatica e pericolosa la presenza in Italia di una popolazione di circa 600.000 persone privi di ogni diritto e resi invisibili per legge in quanto privi del permesso di soggiorno. Dai sindacati e dalle associazioni della società civile si è levato un coro di voci per chiedere alla politica di farsi carico di questa situazione, procedendo alla regolarizzazione degli immigrati. Da ultimo è intervenuta una corrente della magistratura (Area Democratica per la Giustizia): “Regolarizzare i migranti, oggi costretti alla condizione di fantasmi, è una scelta solidale e inclusiva che interessa e conviene a tutti noi, perché rafforza dignità e sicurezza di queste persone, favorisce la legalità, aiuta la nostra economia e il nostro fisco, nonché la salute pubblica, oggi particolarmente esposta.”

Non sono bastate queste considerazioni di buon senso, il progetto di procedere ad una regolarizzazione degli invisibili è stato bocciato dal cosiddetto capo politico del Movimento 5 Stelle, timoroso di agevolare Salvini sul terreno del sovranismo.

Se si prosegue su questa strada la vicenda della pandemia ci porterà ad uno sbocco obbligato nel quale si smantellerà quel sistema di convivenza fra i popoli che ha trovato una parziale e ancora insoddisfacente attuazione nell’Unione Europea e franeranno le basi sulle quali negli ordinamenti nazionali è stata costruita la democrazia politica all’uscita della notte del fascismo.

Ai veleni che balenano in questo tempo cupo, noi opponiamo il richiamo alle superiori ragioni dell’umanità e raccogliamo l’appello di Papa Francesco del 6 maggio: In occasione del 1° maggio, ho ricevuto diversi messaggi riferiti al mondo del lavoro e ai suoi problemi. In particolare, mi ha colpito quello dei braccianti agricoli, tra cui molti immigrati, che lavorano nelle campagne italiane. Purtroppo tante volte vengono duramente sfruttati. È vero che c’è crisi per tutti, ma la dignità delle persone va sempre rispettata. Perciò accolgo l’appello di questi lavoratori e di tutti i lavoratori sfruttati e invito a fare della crisi l’occasione per rimettere al centro la dignità della persona e la dignità del lavoro.

Domenico Gallo

Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 è in servizio presso la Corte di Cassazione, attualmente ricopre le funzioni di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019)

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