Il rischio democratico e le lacrime di coccodrillo

L’allarme di Letta sul rischio democratico in caso di schiacciante vittoria della destra è fondato, ma…quando ha deciso di rompere l’alleanza con Conte, Letta sapeva benissimo a quale rischio esponeva la democrazia nel nostro Paese.

«Voglio lanciare l’allarme per la democrazia». Enrico Letta con un video destinato ai 600 candidati dem, spiega lo «scenario da incubo» che si potrebbe verificare se «col 43% dei voti le destre prendessero il 70% dei seggi». Questo può accadere, dice, a causa degli «effetti perversi» della legge elettorale, il Rosatellum voluto dal PD, da Forza Italia e dalla Lega, ed imposto al Parlamento con la fiducia, prima dal Governo Renzi (2015) e poi dal Governo Gentiloni (2017).  Letta denuncia il grave rischio democratico che correrebbe la Repubblica in quanto la destra, con una maggioranza superiore ai due terzi potrebbe stravolgere la Costituzione e annullare le garanzie del pluralismo previste per la nomina dei giudici della Corte costituzionale e dei componenti del CSM. Quindi Letta si gioca la carta del voto utile. Basta poco per evitare questo disastro, sostiene Letta: «Un +4 dato a Conte e Calenda e tolto a noi renderebbe reale il rischio». Viceversa, «un +4% a noi ci consentirebbe di tenere la destra sotto il 55% e di rendere la partita contendibile». Morale: «C’è solo un voto per fermare la destra, quello dato al Pd e alla nostra coalizione». L’allarme lanciato da Letta è assolutamente reale. Una maggioranza forte di questa coalizione trainata dalla destra fascio-leghista metterebbe seriamente a rischio il modello di democrazia introdotto dalla Costituzione fondata sulla Resistenza e sfigurerebbe in modo irrimediabile il volto della Repubblica, facendoci sbarcare nel territorio della “democrazia illiberale” di tipo ungherese o polacco. Il problema riguarda la forma di Governo (il Presidenzialismo), il pluralismo istituzionale (abolizione della separazione dei poteri, sottoponendo la magistratura al potere politico) e la stessa forma di Stato, con la disgregazione della Repubblica in tante repubblichette attraverso l’Autonomia differenziata. Il discorso di Letta non fa una grinza in ordine al rischio democratico, però le conclusioni a cui giunge devono farci riflettere. Il rischio democratico non è nato oggi e gli effetti perversi di questa legge elettorale sono stati segnalati per tempo ai dirigenti del PD e allo stesso Letta. Non aver modificato questa legge elettorale avrebbe comportato la necessità, una volta sciolte le Camere, di costruire un accordo tecnico fra le forze democratiche per neutralizzare gli effetti perversi del rosatellum. Sul Manifesto del 3 agosto è stato pubblicato un appello in tal senso in cui si chiedeva di dare vita ad una coalizione d’emergenza senza preclusioni per nessuno fra tutte le forze politiche che hanno a cuore i valori della Costituzione. Il leader del PD ha risposto picche, anzi, si è sbarazzato dell’unica alleanza (con il Movimento 5Stelle) che avrebbe potuto contrastare efficacemente l’avanzata della destra. Quando ha deciso di rompere l’alleanza con Conte, Letta sapeva benissimo a quale rischio esponeva la democrazia nel nostro Paese. Se Letta ha deciso di far prevalere “l’affidabilità” della sua forza politica agli occhi della NATO, a scapito della possibilità di uscire vittorioso dalla prova delle urne, imputi a sé stesso il disastro a cui andiamo incontro, e non cerchi di ottenere lo scalpo di altri partiti ricattando gli elettori democratici col mantra del voto utile.

A ben vedere Letta sta ripetendo la stessa operazione fallimentare tentata da Veltroni nelle elezioni politiche del 2008. Veltroni, appena eletto Segretario del nuovo partito, dovendo confrontarsi con il centrodestra sulla base di una legge elettorale (il porcellum) che premiava la Coalizione che riusciva ad ottenere un solo voto in più dell’avversario, pensò bene di sbarazzarsi degli altri partiti che si erano presentati in coalizione con Prodi e poi, nella campagna elettorale, agitò il tema del voto utile per far confluire sul PD i voti dei partiti che aveva escluso dalla coalizione. L’operazione riuscì a metà perché anche se il PD ottenne il 33%, avendo distolto a suo favore il 55% dei voti che nella tornata precedente erano andati ai partiti coalizzati nel c.d. Arcobaleno, la coalizione di centro destra ottenne la maggioranza assoluta con un distacco di 100 seggi alla Camera. I partiti della coalizione Arcobaleno furono espulsi dal Parlamento ed un milione di voti andarono dispersi.  Anche se l’attitudine del PD ad eliminare i nemici a sinistra è rimasta la stessa, il contesto politico e istituzionale è cambiato profondamente. Il ricatto del voto utile è velleitario perché non è assolutamente possibile recuperare i circa 20 punti di svantaggio fra la Coalizione a guida PD e  quella a guida FdI. L’unico voto utile è quello che consentirà di portare in Parlamento quegli esponenti politici che hanno veramente a cuore  i valori della Costituzione e che si batteranno per la pace, per la democrazia e per il mantenimento dell’unità della Repubblica.

Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 al dicembre 2021 è stato in servizio presso la Corte di Cassazione con funzioni di Consigliere e poi di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019), il Mondo che verrà (edizioni Delta Tre, 2022)

3 pensieri riguardo “Il rischio democratico e le lacrime di coccodrillo”

  1. Sono disperato. Scriverò a meloni, salvini e Berlusconi e dirò che voterò per loro se promettono che anche se avranno più di 2/3 dei seggi e cambiano la costituzione chiederanno la nostra approvazione con un referendum anche se legge non lo rende obbligatorio.

  2. Questa di Conte abbandonato sull’altare dal Pd è una favola: come il Pd, il Movimento 5 Stelle non ha fatto nulla per una larga alleanza. Anzi, mi sembra ben contento nella nuova posizione antisistema, non so quanto utile al fronte progressista. E non so quanto credibile, visto che hanno fatto un governo politico con Lega e decreti sicurezza e altri due in cui hanno votato tutto come gli altri. Prima di rifarsi il trucco per le elezioni.

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