Ucraina: fermare il grande massacro

la doverosa solidarietà con il popolo ucraino per le sofferenze causate dalla guerra, non può tradursi, anzi è contraddetta da quelle azioni che alimentano la guerra all’infinito

Sono quattro mesi che le principali forze politiche che dovranno costituire l’Alleanza per la Costituzione discutono della necessità di costruire un programma comune con il quale affrontare le prossime elezioni politiche, ma il programma ancora non si vede. Non è un caso se questo programma non è venuto ancora alla luce perché ci sono dei nodi sui quali è difficile trovare una sintesi. Il Movimento 5 Stelle ha effettuato una consultazione dei propri iscritti sulle principali questioni programmatiche da sottoporre al giudizio degli elettori con la Convenzione Nova. Nel capitolo “Pace, guerra e riarmo”, i risultati sono stati nettissimi. Nel voto degli iscritti, il punto relativo al non proseguire nell’invio di armi all’Ucraina ha ottenuto il 91,7%, mentre il primato del diritto internazionale ha raggiunto il 98,3%. La contrarietà al piano di riarmo europeo ha ottenuto il 94,1% e quella all’aumento della spesa per la difesa il 91,8%.

Questi profili programmatici implicano una profonda svolta rispetto all’integralismo atlantista e alla politica bellicista dell’Unione europea sostenuta a spada tratta dal partito unico della guerra del quale fanno parte i socialisti europei, compreso il Pd. La questione relativa all’invio di armi all’Ucraina può sembrare un punto secondario nell’economia di un programma necessariamente più vasto, invece è una cartina di tornasole che marca la differenza fra una politica che persegue la pace, in armonia con i principi supremi della Costituzione italiana, e una politica disumana e bellicosa che punta a rilegittimare la guerra come strumento della politica internazionale e a prepararci alla guerra con la Russia, agitando una minaccia che non esiste.

Bene ha fatto Conte a ribadire che non firmerà nessun programma in cui sia previsto l’invio di nuovi armamenti all’Ucraina. Immediatamente c’è stata una levata di scudi da parte dei custodi dell’ortodossia atlantica del Pd, fra cui Quartapelle, Guerini, Sensi, Fassino e Gori. Quest’ultimo ha detto esplicitamente che la posizione di Conte su Kiev costituisce “un problema” per un eventuale accordo. Ha sostenuto che il Pd non può fare marcia indietro sulla necessità di garantire un sostegno pieno alla resistenza ucraina, “compreso lo strumento militare”, richiamando la posizione dell’Ue e dei partiti socialisti europei. Questi allarmi della componente “riformista” marcano il divorzio fra questo gruppo dirigente e il popolo degli elettori del Pd. Che non sembra abbia fatto una consultazione come ha fatto il M5S. Se l’avesse fatta molto probabilmente sarebbe venuta fuori l’avversione per la guerra condivisa dalla maggior parte del popolo italiano, e i “riformisti” si sarebbero scoperti dei generali senza esercito.

Questa volta, però, non sarebbe possibile ripetere il colpo di genio di Enrico Letta che, per fedeltà atlantica, nel 2022 ha rotto l’alleanza consegnando l’Italia nelle mani di Meloni e dei suoi partner. Per questo, saggiamente, la Schlein ha respinto gli appelli alla rottura e ha dichiarato che una composizione si troverà. A questo punto bisogna precisare che la doverosa solidarietà con il popolo ucraino per le sofferenze causate dalla guerra, non può tradursi, anzi è contraddetta da quelle azioni che alimentano la guerra all’infinito. Come ha osservato il generale Mini: “Vedere un paese europeo disastrato, una popolazione europea decimata e offrire la prospettiva di ulteriori distruzioni e massacri non è solidarietà, come non è patriottismo fare annegare la Patria in un mare di sangue per compiacere il più forte, piuttosto che discutere del proprio destino e dei propri interessi.” Il popolo ucraino è stanco di guerra, ce lo dicono i numeri. Nel gennaio del 2026, secondo l’ex ministro della Difesa Fedorov circa due milioni di giovani risultavano ricercati per evasione dalla mobilitazione perché evidentemente non vogliono essere mandati al massacro dal governo Zelensky incoraggiato dal nostro sostegno. I falsi amici dell’Ucraina sono in realtà i suoi carnefici.

Risuonano di piena attualità le parole di Papa Francesco nell’intervista alla Tv svizzera del 9 marzo 2024: “Ma credo che è più forte quello che vede la situazione, pensa al popolo e ha il coraggio della bandiera bianca e negoziare. (..) Quando tu vedi che sei sconfitto, che la cosa non va, avere il coraggio di negoziare. E ti vergogni, ma se tu continui così, quanti morti (ci saranno) poi? E finirà peggio ancora (..) Non avere vergogna di negoziare prima che la cosa sia peggio”.

Se la coalizione assumerà come prioritario il diritto dei popoli che vivono in Ucraina a non subire ulteriormente le piaghe della guerra, allora sarà più facile trovare una sintesi che sia compresa nelle urne dal popolo italiano e allontanare dagli orizzonti del nostro paese l’incubo di una guerra suicida con la Russia.

(articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano del 25 settembre con il titolo: A garantire il popolo ucraino è il negoziato)

Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 al dicembre 2021 è stato in servizio presso la Corte di Cassazione con funzioni di Consigliere e poi di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019), il Mondo che verrà (edizioni Delta Tre, 2022)

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