Anche i Leopard hanno un cuore

L’uomo ha un difetto: può pensare.
I tempi moderni ci dimostrano che la società e la scienza hanno fatto passi da gigante per eliminare questo difetto, soprattutto dai vertici politici. Il ceto politico dei principali paesi europei se ne presenta immune, sia a livello di governi, che di Parlamenti e di partiti politici.

Generale, il tuo carro armato è una macchina potente

Spiana un bosco e sfracella cento uomini

Ma ha un difetto:

ha bisogno di un carrista.(.)

Generale, l’uomo fa di tutto

L’uomo può volare e può uccidere

Ma ha un difetto:

può pensare.

La querelle sui carri armati tedeschi Leopard 2 che la Germania si rifiuta di inviare in Ucraina per la battaglia finale fra il bene ed il male, mi ha fatto ritornare in mente la poesia di Bertold Brecht, che elogia quel difetto che può inceppare anche le più temibili macchine da guerra: l’uomo. L’uomo può pensare e può persino rifiutare di farsi trasformare in carne da cannone per le esigenze belliche del potere.

I tempi moderni ci dimostrano che la società e la scienza hanno fatto passi da gigante per eliminare questo difetto, soprattutto dai vertici politici. Il ceto politico dei principali paesi europei se ne presenta immune, sia a livello di governi, che di Parlamenti e di partiti politici. L’Europa è corsa alla guerra senza nessuna esitazione. Senza pensare che la guerra poteva essere prevenuta dissuadendo la NATO dall’abbaiare ai confini della Russia. Senza pensare che, appena scoppiata, la guerra si poteva arrestare con un compromesso che mantenesse l’Ucraina in una posizione di neutralità, come era stato ventilato al tavolo negoziale ai primi di marzo. Senza pensare che la decisione USA di prolungare la guerra, oltre a inaugurare tanti nuovi cimiteri, nuoceva all’economia dei paesi europei e peggiorava la vita di milioni di persone, mentre avvantaggiava l’economia americana e ingrassava le sue fabbriche d’armi. Senza pensare che pretendere di smembrare una potenza nucleare è come giocare a scacchi con la morte.  

Bisogna anche riconoscere che si è sviluppata una gara fra esecutivi, parlamenti e partiti politici sulla capacità di espungere meglio questo difetto umano celebrato da Bertold Brecht. A nostro parere la palma va attribuita al Parlamento europeo che con la sua storica risoluzione del 6 ottobre ha stressato tutti i governi europei a fare un passo avanti nell’escalation della guerra, indicando specificamente l’esigenza di inviare i carri armati Leopard, strumenti indispensabili per consentire all’Ucraina di vincere e di recuperare tutti i territori facenti parte delle sue frontiere “internazionalmente riconosciute”, compresa la Crimea. Il Parlamento europeo poi ha rincarato la dose il 23 novembre attribuendo alla Russia la qualifica di “Stato terrorista” per scongiurare ogni  trattativa di pace. Secondo il New York Times l’Amministrazione Biden sta valutando di fornire a Kiev le armi necessarie per riconquistare la penisola di Crimea (che attualmente è una Repubblica autonoma inserita nella Federazione Russa), obiettivo che Zelensky ha rivendicato più volte a voce alta. La pretesa di staccare la Crimea dalla Russia per riconsegnarla all’Ucraina è tanto assurda quanto lo sarebbe la pretesa del Messico di riprendersi il Texas sottraendolo agli USA. Ciò nonostante con il summit di Ramstein del 20 gennaio è stato deciso di elevare ancora di più il livello degli armamenti da fornire a Kiev per consentirgli di “vincere” la guerra.  L’unica nota stonata è stata la resistenza della Germania che non ha acconsentito alla fornitura all’Ucraina dei carri armati Leopard 2, malgrado le insistenze di GB, Polonia e Paesi baltici e le raccomandazioni di Stoltenberg/Stranamore. Evidentemente il tarlo del pensiero critico si sta insinuando in una parte della classe dirigente tedesca. Nessuna resistenza, invece, è venuta dall’Italia, che ha accettato con entusiasmo di fare la sua parte e si appresta ad emettere il sesto decreto per la fornitura di armi all’Ucraina. Del resto non si può pretendere che Crosetto abbia un pensiero critico  quando questo difetto  è stato brillantemente assente nella testa del suo predecessore e dei dirigenti del PD.

L’incremento della potenza di fuoco dell’esercito ucraino difficilmente potrebbe portare alla vittoria, come ben sanno gli specialisti della guerra americani. Infatti il Capo di Stato Maggiore americano, gen. Milley è stato abbastanza esplicito: «Devono riconoscere entrambi che probabilmente non ci sarà una vittoria militare, nel senso  stretto del termine, realizzabile per vie militari”. La guerra da remoto che la NATO e Paesi satelliti stanno combattendo contro la Russia non può terminare con la vittoria dell’Ucraina. Proprio per questo elevare il livello della scontro aumentando la potenza di fuoco, può solo causare un massacro insensato, come fu la prima guerra mondiale. Per di più se la controffensiva Ucraina arrivasse a  minacciare in profondità la Crimea, la Russia, messa con le spalle al muro, non esiterebbe a ricorrere all’arma nucleare, come prevede la sua dottrina strategica. Di fronte a questa prospettiva spaventosa, se vogliamo sopravvivere bisogna che il “difetto” di pensare riprenda a circolare fra la gente e si insedi persino in quelle teste dei leader europei dalle quali è stato assente per troppo tempo.

(articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano del 25 gennaio 2023)

Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 al dicembre 2021 è stato in servizio presso la Corte di Cassazione con funzioni di Consigliere e poi di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019), il Mondo che verrà (edizioni Delta Tre, 2022)

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