Se le assemblee parlamentari chiamano alla guerra

Qualificando la Russia come “Stato terrorista”, il Parlamento Europeo ha compiuto un altro passo in avanti nel girone infernale della guerra ed un passo indietro rispetto alla possibilità di ricercare un’intesa di pace.

La guerra che sta massacrando l’Ucraina ha conosciuto una nuova escalation di sofferenza e di terrore. La nuova strategia militare della Russia che ha scatenato un diluvio di missili contro gli impianti di produzione di energia elettrica, ha provocato l’allarme dell’Organizzazione mondiale della Sanità. L’OMS ha denunziato che è a rischio la vita di milioni di persone perché “il freddo può uccidere” dal momento che 10 milioni di persone in Ucraina sono senza elettricità e riscaldamento a temperature che con tutta probabilità scenderanno a -20°C in alcune parti del Paese.

In questa situazione, dopo che il conflitto ha provocato oltre centomila morti da una parte e dall’altra, distruzioni incommensurabili, fiumi di dolore ed un oceano di odio che divide le popolazioni coinvolte, la Comunità internazionale e gli Stati europei, che sono direttamente chiamati in causa dalla guerra che divampa ai confini est dell’Europa, dovrebbero orientare tutti i loro sforzi per spegnere l’incendio e ottenere un immediato cessate il fuoco. Il primo obiettivo dovrebbe essere arrestare i massacri e puntare ad un negoziato di pace che ristabilisca la convivenza pacifica fra i popoli e la sicurezza collettiva. 

Invece succede tutto il contrario. E’ incredibile che i Parlamenti, che dovrebbero esprimere la voce dei popoli, si arruolino nella guerra e istighino gli Stati e i decisori politici a puntare sull’escalation e a scartare ogni ipotesi di negoziato. Ha cominciato l’Assemblea parlamentare della NATO, riunitasi a Madrid per la sua 68ma sessione annuale dal 18 al 21 novembre. Questa volta i parlamentari delegati dai paesi membri della NATO, non si sono limitati alle rituali approvazioni delle decisioni assunte dall’Organizzazione del Patto atlantico, ma sono andati oltre. Hanno lanciato un acuto adottando una risoluzione che dichiara, tra altre cose, che “lo Stato della Russia, con il suo regime attuale, è uno Stato terrorista”. Il che significa che la Russia è il nemico contro il quale l’Alleanza deve puntare i suoi cannoni e prepararsi a combattere. Il grido di guerra è stato immediatamente raccolto e rilanciato, dal Parlamento Europeo con una risoluzione approvata il 23 novembre. Nel documento si passano in rassegna tutti gli atti di barbarie compiuti a causa e nel corso delle operazioni militari scatenate dalla Russia contro l’Ucraina (si parla di oltre 40.000 crimini di guerra), ma si va anche oltre attribuendo alla Russia un atto terroristico di cui è sospettata la Gran Bretagna su mandato degli USA, vale a dire il danneggiamento dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 il 26 settembre 2022. La risoluzione afferma giustamente che si tratta di un attacco ambientale ai danni dell’UE, ma contro ogni logica attribuisce alla Russia un atto di terrorismo portato proprio contro gli interessi della stessa Russia (e della Germania). La Risoluzione osserva, poi, che: ” negli ultimi mesi i parlamenti o le camere parlamentari di Lituania, Lettonia, Estonia, Polonia e Cechia, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa hanno adottato risoluzioni in cui dichiarano la Russia uno Stato terroristico o uno Stato sostenitore del terrorismo o designano l’attuale regime russo come Stato terroristico; che nella risoluzione del Senato degli Stati Uniti del 27 luglio 2022 e nella risoluzione della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti del 12 maggio 2022 si invitava il Dipartimento di Stato statunitense a designare la Federazione russa come Stato sostenitore del terrorismo”. Non possiamo essere secondi a nessuno, sembra dire il Parlamento Europeo che, in conclusione: “riconosce, alla luce di quanto precede, che la Russia è uno Stato sostenitore del terrorismo e uno Stato che fa uso di mezzi terroristici.” Questo “riconoscimento” in un certo senso è ovvio, se si considerano i mezzi, gli effetti e le conseguenze della guerra. Ogni guerra è una forma di terrorismo elevato alla massima potenza, per questo tutti gli Stati che ricorrono alla guerra compiono atti di terrorismo su vasta scala. Del resto quando gli Stati Uniti hanno scatenato la loro “operazione militare speciale” contro l’Iraq nel 2003, l’hanno chiamata: “shock and awe” (colpisci e terrorizza). Se si vuol fare una guerra e si vuole anche vincerla, bisogna colpire (cioè uccidere) molto e terrorizzare anche di più. Ma qui il problema non è riconoscere che la guerra è una inaccettabile barbarie. Anche per gli Stati deve valere la distinzione fra il peccato ed il peccatore. Il peccato deve essere ripudiato, ma il peccatore non può essere mandato all’inferno, deve essere incoraggiato ad uscire dalla sua condizione di peccato, specialmente se si tratta di una potenza economica e militare dotata di 6.000 testate nucleari. Nella risoluzione del Parlamento europeo invece si guarda al peccato (e lo si esaspera anche) per condannare il peccatore. Qualificando la Russia come “Stato terrorista”, è stato compiuto un altro passo in avanti nel girone infernale della guerra ed un passo indietro rispetto alla possibilità di ricercare un’intesa di pace. Anzi sono state poste le premesse perché la guerra continui anche dopo il cessate il fuoco. Infatti, come sarà possibile ristabilire una convivenza pacifica in Europa se l’interlocutore è uno “Stato terrorista”?

Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 al dicembre 2021 è stato in servizio presso la Corte di Cassazione con funzioni di Consigliere e poi di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019), il Mondo che verrà (edizioni Delta Tre, 2022)

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