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DOMENICO GALLO
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Martedì, 21 Novembre 2017    



Radio Radicale
Democrazia costituzionale ed equilibrio dei poteri. Le aporie della riforma costituzionale

Da sudditi a cittadini, di Domenico Gallo

Scheda editoriale - Sommario

     
 

Com’è triste Venezia
Martedì, 17 Ottobre 2017

Come è triste Venezia, soltanto un anno dopo/ Come è triste Venezia, se non si ama più/
Si cercano parole che nessuno dirà/ E si vorrebbe piangere e non si può più (Charles Aznavour).

Non so perché ma, dopo che il Parlamento, con lo psicodramma dei tre voti di fiducia, ha definitivamente approvato la nuova legge elettorale denominata Rosatellum, mi vengono in mente le malinconiche parole della canzone su Venezia triste che Aznavour ha reso famosa.

Forse perché più che l'indignazione è la malinconia che mi assale in questo momento, mi viene di pensare: com'è triste l'Italia con i colori grigio-autunnali del rosatellum. (continua)

 
     
     
 

A cosa servono le elezioni?
Martedì, 3 Ottobre 2017

Il percorso parlamentare per varare una nuova legge elettorale si è rimesso in moto ed in questi giorni le forze politiche si stanno confrontando in Parlamento con un testo base che riprende il c.d. Rosatellum con l'unica differenza di incrementare la quota proporzionale (con liste bloccate) al 65% e diminuire (a 231) il numero dei collegi uninominali con elezione maggioritaria a turno unico. Questa proposta presta il fianco alle stesse critiche che, a suo tempo, sono state mosse alla prima versione che fu bruscamente messa da parte dopo l'approvazione di un emendamento non concordato. Anzi questa nuova versione è peggiore della precedente perché aumenta la percentuale di seggi attribuiti sulla base di liste bloccate, mentre la libertà di scelta dell'elettore nei collegi uninominali continua ad essere manipolata attraverso il meccanismo del voto unico che fa sì che il voto dato al candidato nel collegio uninominale si trasferisca automaticamente alla lista dei candidati nel collegio plurinominale e viceversa. Ancora una volta il capo o i capi dei principali partiti potranno determinare la composizione dell'assemblea parlamentare, assegnando il seggio ai propri fedelissimi, senza che il cittadino elettore possa mettervi becco, e potranno tenere fuori dal Parlamento le minoranze sgradite. (continua)

 
     
     
 

La domenica delle Salme
Venerdì, 14 Aprile 2017

La domenica delle salme / non si udirono fucilate / il gas esilarante/ presidiava le strade." La canzone di Fabrizio De Andrè mi è tornata in mente pensando alla domenica delle palme, ribattezzata da un quotidiano "la domenica delle salme" per i sanguinosi attacchi di Daesh in Egitto, che hanno fatto strage di cristiani nella chiesa copta di Tanta ed in quella di Alessandria. Questo attacco non per caso è avvenuto nel giorno liturgico della domenica delle palme, quando si ricorda che Gesù è stato ucciso con l'accusa di aver minacciato la distruzione del tempio. Questo sovraccarico di simboli religiosi dice che i terroristi dello Stato islamico hanno assoluto bisogno di far passare la loro guerra per una guerra religiosa, volta a islamizzare il pianeta. Naturalmente la loro non è una guerra "religiosa", ma una guerra "politica", frutto di un risentimento e di un desiderio di vendetta contro l'Occidente che trova alimento soffiando sul fuoco dell'integralismo religioso. Per consumare questa vendetta l'ISIS ha bisogno di un simbolo forte, la religione (continua)

 
     
     
 

Discorso conclusivo della campagna elettorale per il referendum del 4 dicembre 2016
Venerdì, 2 Dicembre 2016

Si conclude oggi (ed io sono felice di concluderla qui con voi a Catania) la campagna elettorale più lunga e drammatica della nostra storia recente. Non l'abbiamo drammatizzata noi, l'hanno drammatizzata i nostri avversari ponendo il tema della sostituzione della Costituzione del '48 con la nuova Costituzione Renzi/Boschi come un'emergenza istituzionale, un passaggio ineludibile senza il quale il nostro paese sarebbe andato incontro ad una catastrofe simile alle dieci piaghe d'Egitto del racconto biblico. (continua)

 
     
     
 

Il mio regno per un cavallo
Domenica, 27 Novembre 2016

Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo! E' l'invocazione che Shakespeare mette in bocca al Re Riccardo III che, sconfitto nella battaglia di Bosworth Field, cerca disperatamente un cavallo per sfuggire alla morte.

Mi è ritornato in mente questo aforisma quando ho letto la lettera che mi ha inviato una lettrice: "Egregio dr. Gallo, le sue belle parole non mi hanno convinto a recarmi a votare al referendum. Io non ho più alcuna fiducia nella politica, ogni volta che ci sono delle elezioni i politici ci blandiscono con un mare di promesse per carpire il nostro voto e poi quando vanno nel Palazzo fanno quel che gli pare e noi non contiamo più niente. E non ha più alcun senso votare per un partito o per un altro, tanto poi quando sono lì fanno tutti le stesse cose: quei progetti che non avevano portato a termine quelli di destra, adesso li completano quelli di sinistra. Comunque noi votiamo non cambia niente". (continua)

 
     
     
 

Referendum, se soffia il ciclone Trump
Venerdì, 18 Novembre 2016

La vittoria di Trump sta portando sconvolgimento e tempesta nei mercati finanziari, negli organismi dell'Unione Europea, nelle Cancellerie dei principali paesi, nei Parlamenti e si è abbattuta nel nostro Paese come un tornado, agitando le acque dello stucchevole dibattito sul referendum.

Ora vediamo come il blocco di potere che sostiene, con Renzi, il Sì al referendum tenta di giocare la carta Trump per accreditare la continuità del potere esistente come unica difesa rispetto al rischio di un sovvertimento populista. Però nello stesso tempo si rilanciano gli argomenti dell'antipolitica usati da Trump per il suo successo. Volete meno politici: basta un SI; volete tagliare 200 poltrone: basta un SI; volete dare meno soldi ai politici: basta un SI. (continua)

 
     
     
 

L’arma segreta
Domenica, 21 Agosto 2016

Durante la seconda guerra mondiale, quando le sorti del conflitto volgevano al peggio per le potenze dell'Asse, si era diffusa l'illusione che la Germania stesse mettendo a punto delle armi segrete che avrebbero rovesciato l'esito della guerra. Il mito dell'arma segreta è duro a morire e qualche volta ricorre anche, sotto forma di metafora, quando il confronto politico si fa più accanito.

I dati pubblicati dall'Istat qualche giorno fa sulla crescita zero annunciano una cattiva novella che mette in mutande i cantori del miracolo italiano, dell'Italia che riparte perché adesso c'è una classe dirigente che fa le riforme, che sblocca tutto e rimette in moto il paese. (continua)

 
     
     
 

Una Costituzione per l’oligarchia
Venerdì, 15 Aprile 2016

La Costituzione della Repubblica italiana fu approvata dall'Assemblea costituente il 22 dicembre 1947, con 458 voti favorevoli e 62 contrari. I deputati dell'Assemblea costituente furono eletti con sistema proporzionale, rappresentavano tutte le componenti politiche sociali e culturali presenti nel popolo italiano e vararono la Costituzione con un accordo quasi unanime. Si trattava di edificare le mura della casa comune per unire il popolo italiano e trasformarlo in una comunità politica unita da un destino comune. La nuova Costituzione fu scritta ad iniziativa e ad impulso esclusivamente del Parlamento, senza che il Governo potesse mettervi becco. Quando l'Assemblea Costituente discuteva del progetto della Costituzione, i banchi del Governo rimanevano vuoti. Tutto il contrario di quello che è successo questa settimana con l'approvazione della revisione costituzionale. Quando Renzi si è presentato in Parlamento l'11 aprile per concludere la discussione finale sulla sua nuova Costituzione, i banchi del Parlamento erano vuoti, mentre il banco del Governo era strapieno. Questo dovrebbe far riflettere sulla totale delegittimazione politica del percorso che ha portato una maggioranza risicata, frutto di un Parlamento eletto con una legge maggioritaria dichiarata incostituzionale, ad approvare sotto dettatura dell'esecutivo la più pesante riforma della Costituzione della storia repubblicana. La Costituzione è un bene comune: la sua riforma dovrebbe fiorire da un dibattito collettivo, aperto e condiviso perché in essa sono scolpite le basi della convivenza civile. Le Costituzioni si modificano infatti con assemblee costituenti, in ogni caso con Parlamentari eletti con sistemi proporzionali a seguito della più ampia condivisione tra le forze politiche. Le Costituzioni sono fatte per unire un popolo, per questo non possono essere imposte da una minoranza faziosa ed arrogante. (continua)

 
     
     
 

Riforma costituzionale: revisione o dissoluzione?
Sabato, 17 Ottobre 2015

Con la votazione finale e approvazione da parte del Senato, la riforma costituzionale ha superato l'ultimo ostacolo e si avvia alla conclusione del suo percorso parlamentare che, ormai, appare scontato. L'approvazione della riforma è stata accompagnata da gridi d'allarme e da manifestazioni di giubilo. Un grido di dolore è quello espresso dalla migliore cultura costituzionale italiana con un editoriale pubblicato dal quotidiano il manifesto del 13 ottobre, a firma di Azzariti, Carlassare, Pace, Rodotà e Villone, che si apre con queste considerazioni:

"La proposta di legge costituzionale che il Senato voterà oggi dissolve l'identità della Repubblica nata dalla Resistenza. È inaccettabile per il metodo e i contenuti; lo è ancor di più in rapporto alla legge elettorale già approvata". (continua)

 
     
     
 

Coordinamento per la Democrazia costituzionale
Lunedì, 14 Settembre 2015

Le riforme costituzionali ed elettorali: una discussione insensata lunga oltre un ventennio.

Dopo il 1989 in Italia si è avviata all'interno del sistema politico un'accesa discussione sull'esigenza di profonde riforme costituzionali ed elettorali. La discussione è partita dal vertice del potere politico. Una grande riforma della Costituzione italiana è stata richiesta dal Presidente della Repubblica dell'epoca, Francesco Cossiga, il quale avvalendosi dei suoi poteri presidenziali, mandò un formale messaggio alle Camere (ex art. 87, secondo comma della Costituzione) il 26 giugno del 1991, pressando il Parlamento ad attuare una profonda riforma della Costituzione, che avrebbe dovuto portare ad una modificazione della forma di Governo, della forma di Stato, del sistema dell'indipendenza della magistratura. In aggiunta Cossiga chiedeva anche una riforma elettorale per superare il sistema proporzionale a favore di un sistema maggioritario. (continua)

 
     
Domenico Gallo

 

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