Benvenuti nel Sito di
DOMENICO GALLO
Title

Valid XHTML 1.0!


Sabato, 1 Ottobre 2016    



Radio Radicale
Democrazia costituzionale ed equilibrio dei poteri. Le aporie della riforma costituzionale

Da sudditi a cittadini, di Domenico Gallo

Scheda editoriale - Sommario

     
 

Una Costituzione per l’oligarchia
Venerdì, 15 Aprile 2016

La Costituzione della Repubblica italiana fu approvata dall'Assemblea costituente il 22 dicembre 1947, con 458 voti favorevoli e 62 contrari. I deputati dell'Assemblea costituente furono eletti con sistema proporzionale, rappresentavano tutte le componenti politiche sociali e culturali presenti nel popolo italiano e vararono la Costituzione con un accordo quasi unanime. Si trattava di edificare le mura della casa comune per unire il popolo italiano e trasformarlo in una comunità politica unita da un destino comune. La nuova Costituzione fu scritta ad iniziativa e ad impulso esclusivamente del Parlamento, senza che il Governo potesse mettervi becco. Quando l'Assemblea Costituente discuteva del progetto della Costituzione, i banchi del Governo rimanevano vuoti. Tutto il contrario di quello che è successo questa settimana con l'approvazione della revisione costituzionale. Quando Renzi si è presentato in Parlamento l'11 aprile per concludere la discussione finale sulla sua nuova Costituzione, i banchi del Parlamento erano vuoti, mentre il banco del Governo era strapieno. Questo dovrebbe far riflettere sulla totale delegittimazione politica del percorso che ha portato una maggioranza risicata, frutto di un Parlamento eletto con una legge maggioritaria dichiarata incostituzionale, ad approvare sotto dettatura dell'esecutivo la più pesante riforma della Costituzione della storia repubblicana. La Costituzione è un bene comune: la sua riforma dovrebbe fiorire da un dibattito collettivo, aperto e condiviso perché in essa sono scolpite le basi della convivenza civile. Le Costituzioni si modificano infatti con assemblee costituenti, in ogni caso con Parlamentari eletti con sistemi proporzionali a seguito della più ampia condivisione tra le forze politiche. Le Costituzioni sono fatte per unire un popolo, per questo non possono essere imposte da una minoranza faziosa ed arrogante. (continua)

 
     
     
 

Riforma costituzionale: revisione o dissoluzione?
Sabato, 17 Ottobre 2015

Con la votazione finale e approvazione da parte del Senato, la riforma costituzionale ha superato l'ultimo ostacolo e si avvia alla conclusione del suo percorso parlamentare che, ormai, appare scontato. L'approvazione della riforma è stata accompagnata da gridi d'allarme e da manifestazioni di giubilo. Un grido di dolore è quello espresso dalla migliore cultura costituzionale italiana con un editoriale pubblicato dal quotidiano il manifesto del 13 ottobre, a firma di Azzariti, Carlassare, Pace, Rodotà e Villone, che si apre con queste considerazioni:

"La proposta di legge costituzionale che il Senato voterà oggi dissolve l'identità della Repubblica nata dalla Resistenza. È inaccettabile per il metodo e i contenuti; lo è ancor di più in rapporto alla legge elettorale già approvata". (continua)

 
     
     
 

Coordinamento per la Democrazia costituzionale
Lunedì, 14 Settembre 2015

Le riforme costituzionali ed elettorali: una discussione insensata lunga oltre un ventennio.

Dopo il 1989 in Italia si è avviata all'interno del sistema politico un'accesa discussione sull'esigenza di profonde riforme costituzionali ed elettorali. La discussione è partita dal vertice del potere politico. Una grande riforma della Costituzione italiana è stata richiesta dal Presidente della Repubblica dell'epoca, Francesco Cossiga, il quale avvalendosi dei suoi poteri presidenziali, mandò un formale messaggio alle Camere (ex art. 87, secondo comma della Costituzione) il 26 giugno del 1991, pressando il Parlamento ad attuare una profonda riforma della Costituzione, che avrebbe dovuto portare ad una modificazione della forma di Governo, della forma di Stato, del sistema dell'indipendenza della magistratura. In aggiunta Cossiga chiedeva anche una riforma elettorale per superare il sistema proporzionale a favore di un sistema maggioritario. (continua)

 
     
     
 

Sbloccare la Democrazia per far ripartire l’Italia
Giovedì, 3 Settembre 2015

Una martellante campagna rilanciata dalla grande maggioranza degli strumenti di informazione vuole convincerci che per sbloccare l'Italia c'è bisogno delle "riforme" costituzionali e istituzionali propugnate dal governo Renzi. In realtà lo stravolgimento della Costituzione e del sistema elettorale, come della pubblica amministrazione e della scuola, non tendono a sbloccare l'Italia, ma convergono verso un unico fine, quello di "bloccare" la democrazia, mettere le ganasce agli istituti repubblicani che garantiscono l'equilibrio dei poteri e la partecipazione dei cittadini alla determinazione della politica nazionale. E per questa via restaurare una nuova forma di governo oligarchico, svincolato dal rispetto dei beni pubblici che la Costituzione ha attribuito al popolo italiano. La riforma elettorale, combinata con la controriforma costituzionale, che elimina il Senato come organo eletto dai cittadini e rappresentativo della sovranità popolare, che sottrae alle Regioni il governo del territorio, realizza un modello inedito di "premierato assoluto", con un'inusitata concentrazione di potere nelle mani del Governo e del suo capo, attribuendo di fatto ad un unico partito —che potrebbe anche essere espressione di una ristretta minoranza di elettori— potere esecutivo e potere legislativo, condizionando, altresì, la nomina del Presidente della Repubblica, dei componenti della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura, organismi di garanzia fondamentali per la vita della democrazia come l'ha costruita la Costituzione nata dalla Resistenza. (continua)

 
     
     
 

Italicum, una riforma che oltraggia la democrazia
Lunedì, 22 Giugno 2015

Adesso che la nuova legge elettorale (Italicum), approvata a tambur battente dal Parlamento, è stata promulgata dal presidente della Repubblica, il discorso non è chiuso. Non solo perché il nuovo sistema elettorale per la Camera dei deputati si applica a partire dal 1° luglio 2016, lasciando uno spazio temporale per i ripensamenti, ma anche perché la riforma costituzionale che abolisce il carattere elettivo del Senato della Repubblica è ancora in gestazione e - se approvata - potrebbe essere spazzata via dal referendum.

Se l'obiettivo cui tendono le riforme elettorali è quello di razionalizzare il sistema politico per favorire la governabilità, la situazione attuale apre le porte al caos istituzionale perché determina la contemporanea esistenza di due differenti sistemi elettorali per la Camera e per il Senato destinati per la loro natura intrinseca a provocare risultati profondamente divergenti nei due rami del Parlamento. Può darsi che l'istituzione Senato della Repubblica sia in procinto di essere cancellata come ramo elettivo del Parlamento, ma la logica e il buonsenso imponevano di delineare prima il nuovo volto del Parlamento e dopo di procedere ad approvare una riforma elettorale valida per la sola Camera dei deputati. (continua)

 
     
     
 

Un primo maggio di festa e di lotta
Venerdì, 1 Maggio 2015

Il primo maggio è un giorno di festa in (quasi) tutto il mondo. Il significato di questa festa è universale ed è ben raffigurato dal famoso quadro di Pellizza da Volpedo, il quarto Stato, che incarna un popolo di lavoratori in marcia per realizzare la giustizia ed il progresso sociale. Nel nostro ordinamento la missione del quarto Stato è stata conferita alla Repubblica, dalla splendida formula dell'art. 3, secondo comma della Costituzione italiana: "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". E' interessante notare che quel di fatto, che richiama la concretezza della vita, ce lo fece mettere nell'art. 3 una giovane donna, Teresa Mattei, che veniva dalla Resistenza e conosceva il carico di bisogni e speranze che tutti in quel tempo affidavano alla Repubblica, alla Costituzione, alla politica. (continua)

 
     
     
 

Appello al popolo sovrano del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale
Mercoledì, 11 Marzo 2015

Le modifiche della Costituzione e della legge elettorale in atto attribuiscono di fatto ad un unico partito - che potrebbe anche essere rappresentativo di una ristretta minoranza di elettori - potere esecutivo e potere legislativo. Si tratta di uno stravolgimento dei canoni della democrazia costituzionale. Governare è attività diversa dal fare le leggi. Se è vero che spetta al Governo sollecitare e indirizzare il processo legislativo, ciò deve avvenire attraverso il confronto con un Parlamento autorevole, unico luogo direttamente rappresentativo del popolo italiano. L'attività legislativa, nel nostro impianto costituzionale, deve avvenire nel luogo della rappresentanza di tutto l'elettorato. Se le leggi si decidono fuori dal Parlamento, questo significa che si discutono dove non vi è nessuna voce delle minoranze e delle opposizioni. Ciò forse rende più veloce il processo, ma non certo migliori le leggi. La legge dovrebbe durare oltre lo spazio di una legislatura e dovrebbe comporre e tenere presenti gli interessi di tutti. Soltanto attraverso un attento confronto tra le diverse parti sociali e politiche, nella sede naturale del Parlamento, la legge - meglio ponderata - diviene espressione della sovranità popolare. Questo Parlamento, eletto con una legge giudicata largamente incostituzionale dalla Consulta, non dovrebbe procedere, senza il coinvolgimento dei cittadini, a modifiche della Costituzione, tanto più in quanto aggravate dalla riforma elettorale. Nell'attuale congiuntura politica, l'ascolto delle istanze altrui viene vissuto come fastidio e perdita di tempo. Ciò può portare ad una crisi della democrazia, che nasce proprio dal riconoscimento del diritto di tutti ad essere rappresentati nei luoghi dove vengono assunte le decisioni. Una democrazia non si giudica dai poteri che attribuisce al partito di governo, ma dalla tutela del pluralismo e dalla rilevanza data ai diritti sociali ed alla voce delle minoranze. Salvaguardare la democrazia oggi, è garantire la propria voce domani. Si pensi ad un'estemporanea vittoria elettorale di partiti autoritari. Abbiamo già vissuto anni difficili sotto il berlusconismo, per questo è veramente irresponsabile attribuire al prossimo governo poteri quasi illimitati. (continua)

 
     
     
 

Coordinamento per la Democrazia costituzionale
Lunedì, 9 Marzo 2015

"Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di un'altra cultura, inventa per loro un'altra storia. Dopo di che il popolo s'incomincia lentamente a dimenticare quello che è e quello che è stato. E il mondo intorno a lui lo dimentica ancora più in fretta!".

Queste parole dello scrittore ceco Milan Kundera si attagliano in modo particolare al nostro Paese, dove da oltre 20 anni è in corso un processo di liquidazione della memoria che in questo tempo contorto si è trasformato in un vero e proprio uragano e si appresta a cogliere la sua vittoria definitiva attraverso una incisiva controriforma della democrazia costituzionale attuata mediante l'interazione fra la riforma elettorale e la revisione della Costituzione. (continua)

 
     
     
 

Riforma della responsabilità civile. Indebolire il giudice rafforza la giustizia?
Giovedì, 26 Febbraio 2015

Adesso che è stata approvata la riforma della responsabilità civile dei magistrati, ci tocca assistere ad un diluvio di banalità che fanno eco alla legge, intonate sul ritornello: chi sbaglia paga. Addirittura sul tg di Sky è stato promosso un sondaggio che propone ai telespettatori la seguente domanda: "I magistrati dovranno rispondere dei loro errori? Sei d'accordo?"

Quello che stupisce in questo sondaggio non è che l'86% ha risposto di essere d'accordo, ma che il 14% si è espresso in disaccordo. Se si pone la domanda in questi termini il 100% degli intervistati dovrebbe rispondere si. Non a caso in un tribunale una domanda del genere non sarebbe stata ammessa. Il codice infatti vieta di porre ai testimoni domande che tendono a suggerire la risposta. (continua)

 
     
     
 

Il crepuscolo di Re Giorgio
Lunedì, 19 Gennaio 2015

Più si diffonderanno senso di responsabilità e senso del dovere, senso della legge e senso della Costituzione, in sostanza senso della Nazione, più si potrà creare quel clima di consapevolezza e mobilitazione collettiva che animò la ricostruzione post-bellica.

Nel suo discorso di fine anno, in cui ha preannunciato le sue prossime dimissioni, il Presidente Napolitano ha concluso richiamando il senso della Costituzione.

Non possiamo che compiacerci se un Capo dello Stato che ha avuto il privilegio di essere eletto due volte, conclude la sua lunghissima missione richiamando il senso della Costituzione.

In verità se guardiamo agli ultimi anni è difficile ritrovare il senso della Costituzione nell'esercizio del suo mandato. (continua)

 
     
Domenico Gallo

 

Articoli più letti:

» Il presupposto politico della Costituzione italiana: l'antifascismo
» Teoria e pratica dell'ingerenza umanitaria nel conflitto del Kosovo
» Europa, Mercato e Diritti sociali
» La Corte Internazionale di Giustizia abbatte il muro
» Legge Marziale - La libertà ai tempi della guerra infinita
» NATO/RFJ - Danni collaterali o uccisioni illegali?

 

Links:

» Associazione per il Rinnovamento della Sinistra
» Giuristi democratici
» Sentenza della Corte dell'Aja, emessa il 9 luglio
» Sentenza della Corte Suprema israeliana, emessa il 30 giugno
» Unità Democratica Giudici di Pace

 

» Il Programma del Pane

 

Appello

Associazione per il Rinnovamento della Sinistra
Firma per una Sinistra Autonoma e Unitaria
 
Navigation

 
 
 
 
   
  Home - Libri - Conflitto nei Balcani - Dibattito Istituzionale
Democrazia in Europa - Per la Sinistra - Palestina - Dibattito Politico -
 


Sito creato a Marzo 2001. Ultimo aggiornamento Domenica, Aprile 17, 2016
© 2001-2008 domenicogallo.it - Tutti i diritti riservati
Realizzato da KattanWeb.com
Powered by Aruba