Gli anni 90 e la restaurazione di fine secolo

L’ultimo decennio del Novecento, che non è un secolo breve se non viene amputato dagli storici, è stato un decennio che si è posto in netta discontinuità con la storia del dopoguerra. E’ stato il decennio delle speranze frustrate, il decennio che avrebbe dovuto essere quello della distribuzione dei dividendi della pace e della costruzione di un ordine unitario del mondo dopo la rimozione del muro di Berlino e la fine dei blocchi, ed è stato invece un decennio di grande disordine e di nuove, più gravi divisioni.… leggi tutto

Ancora una Rambouillet

L’approvazione della , votata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza l’8 novembre 2002, rappresenta uno snodo fondamentale nella costruzione del contesto giuridico e politico nel quale saranno inseriti gli eventi futuri.

Andando al di la dei commenti affrettati della prima ora, la Risoluzione deve essere letta approfonditamente, anche in controluce, per capire quale scenario delinea, se legittima o al contrario ostacola o imbriglia l’azione militare programmata dall’amministrazione americana contro l’Irak In particolare occorre chiedersi, se, approvando, con alcune modifiche, il testo proposto agli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna, il Consiglio di Sicurezza abbia riportato nella mani delle Nazioni Unite la gestione della crisi, ovvero abbia accentuato la delega, fornendo un’alibi o una copertura giuridica alla guerra preventiva di Bush.… leggi tutto

Consiglio di Sicurezza: Risoluzione 1441

Ricordando tutte le sue precedenti risoluzioni pertinenti, in particolare le
sue risoluzioni 661(1990) del 6 agosto 1990, 678 (1990) del 29 novembre
1990, 686 (1991) del 2 marzo 1991, 687 (1991) del 3 aprile 1991, 688 (1991)
del 5 aprile 1991, 707 (1991) del 15 agosto 1991, 715 (1991) dell’11 ottobre
1991, 986 (1995) del 14 aprile 1995, e 1284 (1999) del 17 dicembre 1999, e
tutte le dichiarazioni pertinenti del suo Presidente,

Ricordando inoltre la sua risoluzione 1382 (2001) del 29 novembre 2001 e la
sua intenzione di dare a essa piena attuazione,

Riconoscendo la minaccia che l’inadempienza dell’Iraq verso le risoluzioni
del Consiglio e la sua proliferazione di armi di distruzione di massa e di
missili a lunga gittata pongono per la pace e la sicurezza internazionale,

Ricordando che la sua risoluzione 678 (1990) autorizzava gli Stati membri a
fare uso di tutti i mezzi necessari per sostenere e attuare la sua
risoluzione 660 (1990) del 2 agosto 1990 e tutte le risoluzioni pertinenti
ad essa successive e per ripristinare la pace e la sicurezza internazionale
nell’area,

Ricordando inoltre che la sua risoluzione 687 (1991) ha imposto degli
obblighi all’Iraq come passo necessario per il raggiungimento del suo
obiettivo dichiarato di ripristinare la pace e la sicurezza internazionale
nell’area,

Deplorando il fatto che l’Iraq non ha fornito una dichiarazione accurata,
piena, definitiva e completa, come richiesto dalla risoluzione 687 (1991),
di tutti gli aspetti dei suoi programmi per lo sviluppo di armi di
distruzione di massa e missili balistici con gittata superiore ai 150 km, e
di tutti i possessi di tali armi, dei loro componenti e impianti di
produzione e ubicazioni, come pure di tutti gli altri programmi nucleari,
compresi quelli che esso sostiene essere a scopi non collegati a materiale
impiegabile per armi nucleari,

Deplorando inoltre che l’Iraq abbia ripetutamente ostacolato l’accesso
immediato, senza condizioni, e senza restrizioni ai siti designati dalla
Commissione Speciale delle Nazioni Unite (UNSCOM) e dall’Agenzia
Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), non abbia cooperato pienamente
e senza condizioni con gli ispettori dell’UNSCOM e dell’IAEA, come richiesto
dalla risoluzione 687 (1991), e alla fine abbia cessato ogni cooperazione
con l’UNSCOM e l’IAEA nel 1998,

Deplorando l’assenza, dal dicembre 1998, in Iraq di monitoraggio, verifica e
ispezione internazionale, come richiesto dalle risoluzioni pertinenti, delle
armi di distruzione di massa e dei missili balistici, nonostante le ripetute
richieste da parte del Consiglio perché l’Iraq fornisca accesso immediato,
senza condizioni e senza restrizioni alla Commissione di Monitoraggio,
Verifica e Ispezione delle Nazioni Unite (UNMOVIC), creata nella risoluzione
1284 (1999) come organizzazione che succede all’UNSCOM, e all’IAEA, e
rammaricandosi per il conseguente prolungarsi della crisi nella regione e
per la sofferenza del popolo iracheno,

Deplorando anche che il Governo dell’Iraq non abbia adempiuto ai suoi
impegni ai sensi della risoluzione 687 (1991) rispetto al terrorismo, ai
sensi della risoluzione 688 (1991) di porre fine alla repressione della sua
popolazione civile e di fornire accesso da parte delle organizzazioni
umanitarie internazionali a tutti coloro che necessitano di assistenza in
Iraq, e ai sensi delle risoluzioni 686 (1991), 687 (1991), e 1284 (1999) di
restituire o cooperare nel dar conto dei cittadini del Kuwait e di paesi
terzi detenuti illegalmente in Iraq, o di restituire i beni del Kuwait
illegalmente confiscati dall’Iraq,

Ricordando che nella sua risoluzione 687 (1991) il Consiglio ha dichiarato
che un cessate il fuoco sarebbe stato basato sull’accettazione da parte
dell’Iraq delle disposizioni di quella risoluzione, compresi gli obblighi
per l’Iraq in essa contenuti,

Deciso a garantire una piena e immediata adempienza da parte dell’Iraq verso
i suoi obblighi in base alla risoluzione 687 (1991) e altre risoluzioni
pertinenti senza condizioni o restrizioni, e ricordando che le risoluzioni
del Consiglio costituiscono il parametro fondamentale dell’adempienza dell’
Iraq,

Ricordando che il funzionamento efficace dell’UNMOVIC, come organizzazione
che succede alla Commissione Speciale, e dell’IAEA è essenziale per l’
attuazione della risoluzione 687 (1991) e di altre risoluzioni pertinenti,

Facendo rilevare che la lettera datata 16 settembre 2002 del Ministro degli
Esteri iracheno indirizzata al Segretario Generale è un primo passo
necessario verso la rettifica del fatto che l’Iraq continua a essere
inadempiente nei confronti delle pertinenti risoluzioni del Consiglio,

Facendo rilevare inoltre la lettera datata 8 ottobre 2002 del Direttore
Esecutivo dell’UNMOVIC e del Direttore Generale dell’IAEA al Generale
al-Saadi del Governo dell’Iraq che espone gli accordi pratici, come seguito
al loro incontro di Vienna, i quali sono requisiti preliminari per la
ripresa delle ispezioni in Iraq da parte dell’UNMOVIC e dell’IAEA, ed
esprimendo la più grave preoccupazione per il fatto che il Governo dell’Iraq
continua a non fornire conferma degli accordi come esposti in quella
lettera.… leggi tutto

I dannati di Guantanamo

E’ di questi giorni la notizia che gli Usa hanno rilasciato quattro dei 598 detenuti a Campo Delta, la prigione allestita nella base navale di Guantanamo a Cuba. Questa notizia ha illuminato per un attimo i bassifondi della Storia Ufficiale, il retrobottega dove la Potenza militare americana ha realizzato la discarica delle scorie umane prodotte dalla teoria della guerra permanente al terrorismo.

A questo punto la notizia non è il rilascio di quattro prigionieri, ma il fatto che 594 persone sono ancora detenute nelle gabbie della Base di Guantanamo.… leggi tutto

Giustizia e Diritto secondo Berlusconi

L’aspetto più eclatante della politica della giustizia perseguita dal Governo Berlusconi e dalla sua maggioranza parlamentare è naturalmente quello relativo alla legiferazione ad hoc, strettamente collegata all’esigenza di impunità del Premier e dei suoi sodali. E’ accaduto che gli avvocati di Silvio Berlusconi, eletti nelle sue liste in Parlamento, non avendo conseguito l’assoluzione del proprio cliente per via giudiziaria, stanno trasformando i loro assunti difensivi in leggi da utilizzare per paralizzare i processi in corso; leggi che godono di una priorità assoluta, rispetto a tutte le altre questioni, nel percorso parlamentare, fino all’assurdo sprint con cui si sta cercando di approvare la Cirami per sottrarre i processi di Milano al loro giudice naturale, prima che si arrivi ad emettere la sentenza.… leggi tutto

Sezioni Unite – Ordinanza RTS

LA CORTE SUPREMA  DI   CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NICOLA MARVULLI – Primo Presidente –

Dott. ALFIO FINOCCHIARO – Presidente di sezione –

Dott. PAOLO VITTORIA – rel. Consigliere –

Dott. ERNESTO LUPO – Consigliere –

Dott. ROBERTO PREDEN – Consigliere –

Dott. ENRICO ALTIERI – Consigliere –

Dott. MICHELE VARRONE – Consigliere –

Dott. LUIGI FRANCESCO DI NANNI – Consigliere –

Dott. MARIA GABRIELLA LUCCIOLI – Consigliere –

ha pronunciato la seguente

O R D I  N A N Z A

sul ricorso proposto da:

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, in persona del Presidente pro-tempore, MINISTERO DELLA DIFESA, in persona del Ministro pro-tempore, domiciliati in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende ope legis;

 ricorrenti

contro

DUSAN MARKOVIC, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEGLI SCIPIONI 268/A, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE BOZZI, che lo rappresenta e difende, giusta  delega in calce al

controricorso;

                                     controricorrente

                 nonché contro

COMANDO DELLE FORZE ALLEATE DELL’EUROPA MERIDIONALE

(AFSOUTH)  e AMBRETTA RAMPELLI, nella qualità di procuratrice speciale dei sigg.ri… leggi tutto

Irak: la guerra contro il diritto

L’ostinazione con la quale l’Amministrazione Bush vuole scatenare una devastante guerra contro l’Irak rappresenta una forte minaccia alle basi stesse dell’ordinamento giuridico internazionale. Non è infatti ammissibile, ai sensi di tale ordinamento, alcuna “guerra preventiva”, la quale si porrebbe in contraddizione insanabile con l’art. 2.4 della Carta delle Nazioni Unite.

Va quindi detto con chiarezza che un attacco all’Irak costituirebbe un vero e proprio crimine internazionale, configurando chiaramente la fattispecie di aggressione prevista dallo Statuto della Corte penale internazionale.

Così come costituiscono atti di aggressione i bombardamenti compiuti in questi giorni contro l’Irak che avvengono al di fuori di ogni legalità internazionale e rappresentano gli ennesimi atti della guerra strisciante ed illegittima portata avanti da Stati Uniti e Gran Bretagna contro l’Irak da più dieci anni.… leggi tutto

La Cassazione liberalizza i crimini di guerra

Le cronache politiche dell’anno II del Governo Berlusconi sono tutte incentrate sullo scontro titanico sulla giustizia, (rectius sull’impunità del Premier e dei suoi sodali), che si articola fra le aule del Tribunale e i Palazzi romani. e rimbalza nei girotondi e nella manifestazioni popolari per la legalità. A leggere queste cronache sembrerebbe che l’autorità giudiziaria nel suo insieme fornisca un baluardo ai progetti di illegalità e di arbitrio che avanzano prepotentemente nel mondo politico.

A ben vedere la linea di resistenza all’arbitrio è molto più frastagliata di quel che appare.… leggi tutto

L’attualità di Sergio Garavini

E’ passato un anno dalla scomparsa di Sergio Garavini, avvenuta il 7 settembre 2001, ma le sue intuizioni politiche ed i suoi insegnamenti sono più vivi che mai.

Anzi proprio in questa stagione, che si preannunzia di lotta e di speranza, di ripresa attiva della partecipazione popolare sullo sfondo, dei disastri provocati dalla desertificazione della politica, causa – non ultima – della resistibile ascesa del regime berlusconiano, la proposta politica di Sergio Garavini si rivela di estrema attualità.

Per Garavini l’essenza della democrazia politica è la partecipazione ed il significato di un moderno discorso socialista è quello di “fare appello alla soggettività sociale, portarla verso la conquista degli spazi occupati dalle istituzioni, proiettarla in forme reali di autogestione sociale e di partecipazione democratica” Di qui la critica – che rappresenta un motivo dominante del pensiero e dell’impegno politico di Sergio Garavini – allo statalismo delle sinistre e la sua proposta prioritaria di tornare nella società.… leggi tutto

Un fascismo morbido?

Sebbene Massimo D’Alema ci ripeta ogni giorno che non bisogna parlare di regime, specialmente dopo l’assassinio del prof. Marco Biagi, noi che non accettiamo di farci intimidire dalle provocazioni dei terroristi, non possiamo abbassare la soglia del pensiero e rinunziare a ricercare la verità di quanto ci accade.

Non è questo il momento di minimizzare i rischi che corre la democrazia costituzionale di fronte alla nuova dimensione del potere politico, economico e mediatico che incalza. Quando si parla di regime si pensa ad un mutamento delle istituzioni sulla scia di pratiche o concezioni politiche di tipo fascista.… leggi tutto